China Doll, l’America di David Mamet in scena all’Aquila

Oggi e domani lo spettacolo con Eros Pagni prodotto dal Tsa Il regista D’Alatri: «Il protagonista è un moderno Re Lear»
di Giuliano Di Tanna
«Quando lessi China Doll per la prima volta, nel gennaio 2015, era un testo inedito e nella sua versione originale. Su qualche pagina della copia cartacea c'erano ancora delle correzioni fatte a mano da Mamet. Non avevo altre informazioni se non che lo aveva scritto per Al Pacino e che a fine anno avrebbe debuttato a Broadway. Me lo aveva passato Luca Barbareschi che lo aveva ricevuto direttamente dalle sue mani. Ero a New York e dire che ero emozionato è dir poco. Cominciò così questa avventura».
L’avventura di quel testo, subito amato e inseguito per dieci anni da Alessandro D’Alatri, approda, da questa sera del grande dramaturgo americano, premio Pulitzer nel 1984, all’Aquila, dopo il successo di pubblico e di critica che lo ha accompagnato al suo debutto, in primavera, all’Eliseo di Roma. Ad accompagnarlo sarà lui stesso, D’Alatri, regista dello spettacolo e direttore artistico del Tsa (Teatro stabile d’Abruzzo) che lo ha prodotto. In scena, un gigante del teatro italiano, il 77enne Eros Pagni, affiancato dal giovane Roberto Caccioppoli. L’appuntamento è doppio: al Ridotto del Teatro Comunale dell’Aquila: oggi alle 21 e domani alle 17.30.
Che cos’è China Doll? «E’ una commedia a due (a tre, considerando anche il telefono)», spiegano le note di regia di D’Alatri, «in cui l'estro celebrato nel mondo di David Mamet porta all'estremo la vocazione maschile alla menzogna; la sola arma di cui il protagonista è capace per difendersi dal capovolgimento degli eventi. Il titolo non ha nulla a che vedere con le bambole cinesi. È un modo di dire americano che significa qualcosa come “un vorticoso pastrocchio”, “un aggrovigliarsi di eventi non prevedibili”, “un improvviso gran casino”. Potrei continuare a lungo poiché in italiano un modo di dire così preciso non c'è. Rende però l'idea su quello che accadrà a Mickey Ross nel corso dei due atti. Lui è un potente uomo d'affari che, dopo una vita di grandi successi, ha deciso di mettere da parte tutto il cinismo e la voglia di arricchirsi per dedicarsi a qualcosa che apparentemente non ha mai conosciuto: l'amore per una giovane e affascinante donna. Anziché un diamante le ha acquistato, come regalo di matrimonio, un jet da 60 milioni di dollari che chiama “il giocattolino”. Tutto sembrerebbe andare per il meglio, ma rapidamente, la situazione s'ingarbuglia».
«David Mamet», aggiunge il regista, «maestro indiscusso del teatro di parola contemporaneo, con questo suo ultimo testo, proprio attraverso un sapiente uso delle parole, ci conduce in un percorso rivelatore dei meccanismi e delle logiche del mondo della politica, della finanza e della giustizia. E di conseguenza del no. stro inconsapevole vivere».
I due atti si svolgono in un unico ambiente: come fosse un non luogo dove gli spazi sono determinati più che dalle materie dalle tecnologie.
«In un continuo utilizzo di telefoni, cellulari e computer», spiega ancora D’Alatri, «mister Ross e il giovane assistente Carson riescono a dare corpo ai caratteri di un folto gruppo di personaggi, non ultima la giovane donna intorno a cui gira l'intera vicenda. Sulla scena però si realizza anche il confronto tra il vecchio squalo e il giovane apprendista rivelando la collisione di mondi che, come placche tettoniche, inevitabilmente potrebbero generare grandi modificazioni. Ma come tutti i grandi mutamenti l'autore lascia aperto il dubbio: quale sarà il risultato finale?».
Al centro del testo e dello spettacolo, c’è Eros Pagni. Come in un moderno Re Lear, Pagni mette in scena il dramma di un Re che, decisosi ad abdicare in nome della serenità, viene invece costretto a sfoderare nuovamente tutta la propria arroganza e crudeltà.
«Chi poteva essere in Italia il coetaneo di Pacino per età e talento?», conclude Alessandro D’Alatri. «È stato facile. Con Eros Pagni avevo girato Americano Rosso, il mio primo film. Ritrovarsi è stata una gioia. Per il giovane Carson, avevo bisogno di altrettanto talento e rigore: l'ho trovato in Roberto Caccioppoli».
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