Ciampoli: la mia musica dalle strade di Chieti alla Mostra di Venezia

Il compositore delle canzoni del film “L’estate addosso” «Così ho scritto quattro brani per il mio amico Muccino»
CHIETI. Continua a far parlare di sé, Cristian Ciampoli, il 48enne musicista di Chieti che ha composto brani di repertorio per l’ultimo film dell’amico Gabriele Muccino “L’Estate Addosso”, presentato alla recente Mostra del cinema di Venezia, la cui colonna sonora è affidata a Jovanotti. Ha composto anche le musiche del film “Tides (Maree). Storia di vite e sogni perduti e trovati (Alcuni infranti)”, diretto da Alessandro Negrini, che ha vinto il premio per la Colonna sonora al Treviso Sole Luna Doc Festival 2016.
Ciampoli, lei è nato e vive a Chieti: un legame che continua con la sua città?
«Sicuramente. La villa Comunale, la scuola Cesarii, i pomeriggi al cinema: lì è nata la mia passione per la musica. A Chieti, all’epoca, c’erano molte sale cinematografiche. Mio nonno me le fece conoscere tutte».
Suo nonno fu un personaggio storico a Chieti, vero?
«Si chiamava Francesco Ferrari, meglio conosciuto in città come “Cuccitto”. Una persona di altri tempi e di altri valori, che mi ha insegnato come stare al mondo».
Poi la passione per l’arte, quindi. Quando ha iniziato a comporre?
«Il giorno del mio compleanno, mi pare proprio quello dei 5 anni. Mia madre mi fece recapitare a casa una fiammante tastiera organo Farfisa! Mi si annebbiò la vista, cominciai a suonare. Poi, purtroppo, la scambiai con un microfono. Mi pento tutti i giorni di non avere più un ricordo così bello. Ma così è, da adolescente hai un momento che non capisci più niente».
Poi ha iniziato a suonare la chitarra?
«Sì, intorno ai 16 anni, vidi che parecchi miei amici la suonavano per fare colpo sulle ragazzine. E così cominciai. Ma la pratica, per far colpo, non funzionò. Fatto sta che imparai a suonare, ma non avevo un gruppo. E così misi in testa a mio fratello di imparare a suonare la batteria. Insomma, per farla breve di lì a poco formai la mia prima band, con la quale iniziammo a fare cover. Siamo stati, a modo nostro, dei precursori».
Come andarono gli sviluppi?
«L’appartamento dei miei diventò una sala prove e gli inquilini del palazzo minacciavano continuamente di denunciarci, ma non sapevamo dove andare, all’epoca eravamo senza un soldo! E così ci spingemmo verso il blues, in modo da poter improvvisare. E iniziammo ad esibirci: è questa l’unica scuola per imparare e capire il blues».
Insomma, una formazione per la strada fino ai successi più recenti?
«Sì, arrivai a costituire il gruppo Bau con cui conquistai la partecipazione al Festival di Sanremo nel 2000 con il singolo “Ogni ora”. Fu un successo, ma durò poco. Non volevamo piegarci alle pretese della casa discografica. E chiusero i rubinetti».
E il cinema? Come è nata questa “fusione”?
«Tutti mi dicevano che avevo un modo di scrivere cinematografico. Ho la capacità di comporre su qualunque genere musicale, ma a volte si corre il rischio di diventare dispersivi, nell’ambito del pop. Ma per il cinema questa è una grande risorsa: puoi fare musica adattandoti a qualunque immagine».
Un percorso lungo: come ha conciliato la carriera e la vita quotidiana?
«Nascere e vivere in Abruzzo non è semplice se la tua testa ti porta verso attività inusuali, ma negli ultimi anni devo dire che ciò che scrivo è inserito in film praticamente subito».
E ora con chi collabora?
«Da sempre con mia moglie Chiara e con mio fratello Marco, hanno partecipato anche a Sanremo. Chiara mi regala la sua voce e le sue mani per le musiche e Marco è alle batterie e alle percussioni. Poi con la band South Louisiana, nata circa due anni fa, mi sono esibito nei più grandi festival blues internazionali, come il Porretta Soul, uno dei più importanti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

