Civitarese, esordio a 18 anni «Scrivo di giovinezza fragile»

5 Aprile 2018

Esce oggi per Feltrinelli “Giaguari invisibili”. «Il romanzo è ambientato a Pavia,   ma Pietro, protagonista con altri ragazzi, è di origine abruzzese, come me»

«Perché? Perché era abruzzese, e quando c’è bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di volontà ferma, di persistenza e di resistenza, io mi sono detto a voce alta... Tu sei abruzzese». Così Rocco Civitarese sente e descrive la gente delle sue radici. E gioca con il corsivo usandolo quando fa entrare in campo «il dialogo tra sé e sé» dei protagonisti del suo primo romanzo “Giaguari invisibili” , che Feltrinelli si è aggiudicato “battendo” in corsa un’altra importante casa editrice e che esce in libreria oggi. L’autore ha 18 anni e frequenta l’ultimo anno di liceo classico a Pavia, ma le sue frequentatissime origini sono a Villa Rogatti, frazione di Ortona, dove, tra rocce e limoni, passa abbacinanti estati da sempre, con gli amici «di sempre e per sempre», cugini, zii e seguito dallo sguardo del nonno a cui deve il nome e che adora. Quella costa dei Trabocchi che nella scrittura di questo ragazzo serio e razionale quanto impavido e selvaggio emerge come quartiere della vita dove alberga la libertà assoluta. E la felicità.
Rocco scrivendo del “suo” Abruzzo, con il racconto “Bianca spuma” era entrato, a 16 anni, tra i finalisti del Premio Campiello Giovani 2016. E non era passato inosservato. Raccontò al Centro in quella occasione di avere «diversi romanzi quasi pronti», e con uno di questi ha poi partecipato al Premio Italo Calvino per scrittori esordienti, senza vincere ma anche stavolta facendosi notare, tanto che il presidente Mario Marchetti lo ha segnalato, così Benedetta Centovalli è diventato il suo agente e lo ha accompagnato fino alla pubblicazione per la editrice milanese di questo “Giaguari invisibili”. Protagonisti Pietro, Giustino e Davide, iscritti all’ultimo anno di liceo. «Un’età senza compromessi, in cui tutto pare a portata di mano, ma anche pronto a sfuggire per sempre», si legge nella quarta di copertina. Giustino, che da anni sta insieme a Laura, sogna di fare il fumettista, ma si sente già fuori tempo massimo; Davide, detto Golia, è un buon giocatore di basket, ma sulla sua strada incrocia la disinibita Lucilla e il sesso diventa una distrazione irresistibile. E Pietro teme di fallire il test di Medicina, dovrebbe studiare intensamente, però è preso da Anna Pettirosso. I tre amici sono spavaldi e cinici quando si tratta di rapporti con le ragazze, fragili e spaventati quando entrano in gioco sogni e speranze. Anna, Laura e Lucilla sono il loro controcanto femminile, in una generazione che ha insieme il bisogno di sognare e quello di trovarsi un futuro con i piedi per terra. Una generazione che ha scoperto presto il sesso, capace sì di confondere ed emozionare, ma anche di ingabbiare maschi e femmine dentro i cliché crudi e semplificati di predatori e prede.
Come hai saputo che il tuo romanzo sarebbe stato pubblicato?
Benedetta (Centovalli ndr) me lo ha comunicato con un sms: “lo vogliono tre editori”. Abbiamo scelto Feltrinelli. Ero contentissimo. Lo sono.
In quanto tempo lo hai scritto ?
L’ho finito intorno a capodanno 2016, un parte l’avevo scritta e pensata d’estate, a San Vito. Ad aprile del 2017 so che mi pubblicano. L’ho scritto in meno di un anno insomma, da settembre... 4 mesi. Poi c’è stato il lavoro di editing, mi avevano invitato a ripensare il finale, che io stesso avvertivo incompleto, e poi ho sviluppato una idea che avevo già...
Chi sono i giaguari?
Il titolo è tratto da una poesia di Wislawa Szymborska (poetessa polacca premio Nobel nel 1996 ndr) che si chiama “Concorsi di bellezza maschile”, pensavo che calzasse molto. I giaguari rispecchiano l’istinto animalesco dei giovani, quel graffiarsi da soli e a vicenda. Sono “invisibili” ma vogliono uscire dal bozzolo e diventare ingombranti. Anche l’immagine di copertina suggerisce l’istante del balzo, con il tipo sullo skate in ombra, o in controluce, un po’ sghembo, che sta per saltare.
I protagonisti sono 3 ragazzi tra i 18 e i 19 anni proiettati verso il futuro. C’è dell’autobiografico? In quale di loro ti identifichi di più?
È ambientato a Pavia e il Ticino è anch’esso protagonista. Ma Pietro è di origine abruzzese... C’è un pezzettino di me in tutti loro, parto da una base reale e costruisco la fiction.
Ce n’è uno che ti è più “simpatico”
Forse Giustino. Perché nel libro convergono scene di scritti passati e la figura del fumettista che vuole campare di disegni, ama una fidanzata che lo molla e gliene capitano di tutte. Mi intriga.
E le ragazze?
Il romanzo è corale. Ognuno dei ragazzi ha un corrispettivo femminile, dunque Anna di cui Pietro è innamorato, Lucilla che è la disperazione di Golia e si mette in mezzo alla sua carriera di cestista, Laura fa il tira e molla con Giustino. Anna Pettirosso è forse quella a cui voglio più bene, da scrittore, il personaggio che mi è dispiaciuto lasciare a fine libro.
Come è stato delineare figure e animo femminili dall’ “alto” dei tuoi 18 anni?
Ce l’ho fatta. Pensa che al primo incontro l’editor mi ha detto che le piacevano perché sembravano vere.
Il libro è pieno di inserzioni in corsivo, a volte tra parentesi, altre no. Ci spieghi?
Gli strappi onirici sono in tutto il libro, è magia. Sono il narratore vado con il discorso diretto, ma mi piace giocare con il corsivo quando parlo tra me e me, mentre le frasi in corsivo tra parentesi sono la parte più inconscia del personaggio, quella animalesca che alle volte prende il timone e guida e a volte è un qualcosa con cui personaggi devono fare i conti.
Cos’è l’amore, Rocco?
Eh.. un percorso a ostacoli.
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