Claudio Baglioni «Sarò il sagrestano di questo Festival»

17 Dicembre 2017

ROMA. «Se la Rai ha scelto me è perché ha voluto dare un segno di discontinuità con il passato: sarà un Festival 0.0., né nel segno della tradizione, né chissà di quale evoluzione». Claudio Baglioni...

ROMA. «Se la Rai ha scelto me è perché ha voluto dare un segno di discontinuità con il passato: sarà un Festival 0.0., né nel segno della tradizione, né chissà di quale evoluzione». Claudio Baglioni presenta così il suo Festival di Sanremo. Per la prima volta, da quando è stato nominato direttore artistico e all'indomani dell'annuncio dei 20 Big che saranno in gara, parla del suo lavoro e delle sue iniziali perplessità. «Avevo paura e per tre volte ho detto di no, poi alla quarta ho ceduto. Sono stato a Sanremo come ospite due volte, evidentemente non c'è due senza tre. Tutto nasce dall'insensatezza di quando si arriva al finale di carriera: e così», spiega il cantante romano, «mi sono concesso il lusso di dire sì». «Musica e parole» saranno le stelle polari che guideranno la sua direzione. «Non un festival vetrina, né provinciale. E il fatto che questa sia l'edizione numero 68, mi riporta a un anno in cui si sognò un mondo più bello e migliore. Io spero di andare pochissimo sul palco, con il passato da chierichetto che ho, spero più in un ruolo da sagrestano».
Un cast di qualità, quello del Festival in programma dal 6 al 10 febbraio, che ospiterà Elio e le Storie Tese che celebreranno all'Ariston, dove hanno lasciato tracce indelebili, il loro addio alle scene. Diverte vedere i Pooh in gara ma separati, Facchinetti e Fogli in coppia, Red Canzian da solo, mentre è senza dubbio una chicca, e una scelta coraggiosa, il duo Enzo Avitabile-Peppe Servillo, a rappresentare due anime della Napoli più bella, così come fa piacere ritrovare all'Ariston Luca Barbarossa e Ron, che ha un pezzo scritto da Lucio Dalla. Certamente sorprendente il ritorno all'Ariston dei Decibel, che avevano debuttato al Festival nel 1980 con «Contessa». Difficile decifrare il trio formato da Ornella Vanoni, con Bungaro e Pacifico, mentre sarà curioso ascoltare cantare in italiano, Mario Biondi così come i Kolors, un'evidente apertura al pubblico più giovane e di «Amici». Nina Zilli (al quarto Sanremo in otto anni), Annalisa e Noemi (anche loro ormai delle veterane dell'Ariston) riempiono le caselle destinate ai ritorni e alle interpreti del pop di qualità e a proposito di ritorni, da segnalare quello delle Vibrazioni, che lanciano la reunion. Giovanni Caccamo e Renzo Rubino sono tra i giovani più interessanti emersi dal Festival negli ultimi anni; Ermal Meta e Fabrizio Moro formano una coppia piuttosto promettente, da tenere presente tra i nomi che aspirano al podio; Max Gazzè è una garanzia. Il prevedibile pressing sulla new wave della musica indie ha portato Diodato, insieme a Roy Paci, e lo Stato Sociale. E’ vvistosa l'assenza dell'hip hop, in controtendenza con l'andamento del mercato e i gusti del pubblico più giovane. Quanto agli otto Giovani, ci sono talenti come Eva, Giulia Casieri, personaggi sorprendenti come Mirkoeilcane, un allievo di Elio e le storie tese come Lorenzo Baglioni, un seguace di Gabbani come Mudimbi, un virtuoso di scuola r&b come Leonardo Monteiro e una vittima del birignao generazionale come Alice Cairoli.
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