Claudio Di Rocco a “Storie”: la mia vita da dj, ho 57 anni e non voglio smettere mai

Ha 57 anni «compiutissimi» Claudio Di Rocco, uno dei top dj d’Italia: «In casa mia, a Pescara, c’erano tanti dischi, erano quelli di mio fratello maggiore: ascoltava soprattutto i Pink Floyd e Bob...
Ha 57 anni «compiutissimi» Claudio Di Rocco, uno dei top dj d’Italia: «In casa mia, a Pescara, c’erano tanti dischi, erano quelli di mio fratello maggiore: ascoltava soprattutto i Pink Floyd e Bob Marley. E a me già piaceva mettere quegli lp su un vecchio giradischi comprato su Vestro: adoro ancora oggi guardare la puntina che gira sul vinile. Poi, quando sono andato per la prima volta in discoteca, ho visto un dj che metteva la musica con due piatti e lì mi si è aperto un mondo: mi sono detto voglio farlo anch’io». All’epoca aveva 15 anni e, da quell’intenzione espressa in un locale buio, è iniziata una carriera che l’ha portato da Pescara a Riccione, Ibiza, Miami e Londra: «Sono un privilegiato», dice Di Rocco che si racconta a “Storie - Le Emozioni della Vita”, il programma di Rete 8 in collaborazione con il Centro in onda stasera alle 21 con la regia di Antonio D’Ottavio (repliche mercoledì a mezzanotte, sabato alle 22 e martedì alle 13.30). Di Rocco ha girato le capitali del divertimento: «Il mio cuore è Cocoricò di Riccione, lì ci ho passato tutti i sabati per anni; lo Space di Ibiza è fantastico; al Liquid di Miami ho fatto una festa per Dsquared; il Ministry of Sound di Londra è uno spettacolo. È l’olimpo della musica house: quando ho iniziato non avrei mai pensato di arrivarci. Al Billionaire? No, lì non ci sono mai entrato e se mi chiamassero direi di no».
DALLA SIP AL COCORICò Ha lavorato 8 anni e mezzo alla Sip, prima a Lanciano e poi a Pescara: Di Rocco faceva il tecnico. «Ma il sabato e la domenica andavo sempre in giro: le prime feste fuori dall’Abruzzo erano a Marina di Pisa all’Imperiale. Poi, gli stessi pr, mi hanno offerto di suonare al Titilla, il privè del Cocoricò, per fare da apertura a Ralf che era un dj già noto. Pensavo di fare una stagione ma, in quei primi mesi, Pescara si trasferì praticamente al Titilla, anche 400 persone ai tavoli e in lista. Tanto che il proprietario, il signor Palazzi, mi chiamò e disse: “Di Rocco, ma qua sembra di stare a Pescara, come mai?”. Lì ho capito che mi avrebbero preso come resident e che avrei voluto fare il dj per lavoro. Anche perché il posto alla Sip l’avevo perso: andavo a suonare anche quando non potevo e mi scoprirono, la passione era troppo forte».
IN CIMA ALLA FOLLA «Per un dj è il massimo stare in consolle e vedere che tutti ballano e urlano», dice Di Rocco adesso che mette i dischi con capelli e barba bianchi. «La musica mi piace a prescindere e faccio il dj con la stessa passione di sempre: prima l’attività era più frenetica, si girava di più, ma anche ora l’emozione è uguale. Quando la pista è piena e le persone saltano l’emozione arriva come le prime volte». Di Rocco esclusivista del vinile: «Anche l’occhio vuole la sua parte: il disco che gira, fermarlo e lasciarlo ripartire, la puntina che salta ed è il bello della diretta. Adesso invece ci sono dj che arrivano in consolle con due chiavette usb con dentro 10mila ore di musica: io preferisco continuare a girare con i miei due borsoni pesantissimi».
IO NON SMETTO «Tra 10 anni? Mi vedo sempre sportivo e vorrei suonare ancora, perché no? Del resto, stiamo ripartendo adesso dopo lo stop per la pandemia e voglio andare avanti ancora per tanto tempo: è come se fosse un nuovo inizio». Con una certezza: «Anche il 31 dicembre, a mezzanotte, la musica del trenino non la metterei mai». E c’è da giurarci sarà così anche a San Silvestro quando, al cenone del Roof Garden all’hotel Esplanade di Pescara, Di Rocco sarà in consolle. Ma stavolta gli ospiti non potranno alzarsi dalle sedie per ballare.