Coast to Coast, Papaleo racconta l’impossibilità di fermarsi

15 Ottobre 2018

PESCARA. «Se uno spettacolo ha bisogno di una presentazione, vale il sospetto che non si presenti da solo. Viceversa, se si presenta da solo, vale il sospetto che la presentazione è superflua. Nel...

PESCARA. «Se uno spettacolo ha bisogno di una presentazione, vale il sospetto che non si presenti da solo. Viceversa, se si presenta da solo, vale il sospetto che la presentazione è superflua. Nel dubbio, più che parlare dello spettacolo, parliamo di voi. Come state? Che fate stasera? Andate a teatro? Volendo, abbiamo una cosetta da proporvi. S’intitola “Coast to Coast”».
Non rinuncia alla sua ironia disincantata e a giocare con parole e concetti Rocco Papaleo neanche nel presentare il suo nuovo spettacolo, “Coast to Coast” appunto, che sarà al teatro Massimo di Pescara il prossimo 17 novembre per il cartellone di Alhena entertainment e i biglietti stanno andando a ruba: sono in vendita nei circuiti TicketOne e Ciaotickets (poltronissima €34.50, poltrona e palchi €30, galleria €23, info: 3662783418). “Quando sei stanco di raccontare l’ultimo viaggio è il momento di cominciarne un altro” recita il sottotitolo dello spettacolo di Rocco Papaleo e Valter Lupo prodotto da Carlo Pontesilli e Rocco Papaleo, con musiche dal vivo dell’inseparabile amico teramano Arturo Valiante, al pianoforte «e altri tasti», Guerino Rondolone bassi e contrabbasso, Davide Savarese tamburi e suoni, Giorgio Tebaldi trombone e ukulele. «Aassemblaggio registico» Rocco Papaleo, che si attribuisce il ruolo anche di «Lider Maximo, nonostante il fallimento del meraviglioso esperimento cubano». Il titolo “Coast to Coast” suggerisce l’idea d’un viaggio, «ma in effetti è un po’ vago», continua la presentazione, «non precisa se di piacere o di lavoro. Di sola andata o prevede un ritorno. Non indica un’andatura: lenta? Veloce? Risoluta? Vagabonda? Non definisce nulla, se non l’intenzione di uno spostamento. Agevole? Impegnativo? Sconsigliabile? Sicuro? Concreto? Metaforico? E poi, chi è a spostarsi? Una persona? Una comitiva? Un popolo? Ci sono confini da attraversare? Vocabolari da consultare? Diffidenze da superare? La verità è che nemmeno noi lo sappiamo di preciso. È solo un’idea di mettersi in movimento. Un desiderio di sentirsi stranieri, di ascoltare voci che non siano le nostre, anche a costo di non capirle». E poi “Coast to Coast” vale anche per tragitti di altra natura. Da un malessere a un’allegria, da un malinteso a un accordo, da uno sgarbo a una gentilezza. Percorsi che non si misurano in chilometri, ma nella fatica necessaria per ricomporre il sentimento che ci separa dalle persone che non vogliamo perdere. “Coast to Coast” è l’impossibilità di fermarsi, sapere di essere transitori e per questo meravigliarsi sempre.