“Coda”, così la sordità batte tutti gli stereotipi

Incetta di premi e quotazioni alle stelle per il remake del film francese “La famiglia Belier”, candidato a tre Oscar
ROMA. Più ci si avvicina la notte degli Oscar, il 27 marzo, più sale il numero di commentatori convinti che il film più accreditato a riservare sorprese sia I segni del cuore - Coda di Sian Heder, in arrivo da domani su Sky cinema Uno, disponibile on demand su Sky e in streaming su Now. L'intensa e commovente dramedy indie, remake Usa/ Canada/Francia di La famiglia Belier (2014) di Eric Lartigau, dopo il debutto nel 2021 con quattro premi al Sundance e decine di altri riconoscimenti, tra i quali due Bafta e due Sag Awards, ha conquistato tre nomination agli Oscar, come miglior film, migliore sceneggiatura non originale (di Sian Heder) e per Troy Kotsur fra gli attori non protagonisti. Kotsur è il primo interprete sordo a entrare in cinquina ed è già dato per favorito, visto che degli altri premi sta facendo en plein.
«Ero davanti alla tv per l'annuncio delle nomination e quando ho sentito Coda non potevo crederci... ho iniziato a saltare per la felicità» spiega la regista, che aveva amato La famiglia Belier. «Non ero interessata a realizzare una nuova versione a meno che non contenesse degli elementi personali e nuovi», spiega. «L’originale mi ha molto commosso ma mi ha fatto anche pensare che certi temi si sarebbero potuti esplorare molto più a fondo lavorando con attori realmente sordi (come Marlee Matlin, Troy Kotsur e Daniel Durant, ndr). È stato un punto di partenza esaltante per me».
Protagonista della storia è la famiglia Rossi, che ha da tre generazioni un'attività da pescatori a Gloucester in Massachssets: la figlia minore, la diciassettenne Ruby (Emilia Jones), è una C.o.d.a., (Child of deaf adults), figlia di adulti sordi, e l'unico membro della famiglia in grado di sentire. La teenager si trova a dover decidere se sviluppare il suo talento per il canto, facendo un'audizione per un conservatorio di Boston: una chance che ha grazie al maestro del coro che per primo l'ha motivata, Bernardo (interpretato da una re della commedia come Eugenio Derbez). La ragazza tuttavia fatica a lasciare i genitori Jacki e Frank Rossi (Kotsur, e la premio Oscar per Figli di un dio minore Marlee Matlin) che l'hanno cresciuta, insieme al fratello Leo (Durant) in un'atmosfera piena d'amore, humour e condivisione ma non sono pronti a separarsi da lei, anche perché contano da sempre su Ruby per comunicare con il resto del mondo. «Io sono cresciuta nella zona di Glouchester in Massachussetts e conoscevo molto bene quella comunità di pescatori che sta sparendo. Là tante famiglie, soprattutto di immigrati italiani, si sono guadagnati per decenni la vita pescando sulle loro barche. Vent'anni fa ce n'erano settecento, oggi ne vedi sei nella baia. Era un altro aspetto che rendeva la storia di questa famiglia molto specifica e unica». L’esigenza primaria per la cineasta era evitare nel racconto ogni stereotipo o preconcetto sulle persone sorde: «Per questo mi sono circondata di consulenti mentre scrivevo la sceneggiatura, sia Coda, sia appartenenti alla comunità sorda. Poi due artiste, Alexandria Wailes and Anne Tomasetti, anche loro non udenti, mi hanno affiancato per verificare il corretto uso nelle scene della lingua dei segni e il modo nel quale stavamo rappresentando la comunità sorda, che volevo fosse il più realistico possibile», sottolinea . «Ad esempio mostriamo Jacki e Frank Rossi come una coppia appassionata che vive appieno anche la propria sessualità. Volevo che oltre allo humour e alla complessità del racconto, ogni personaggio risultasse vero e tridimensionale, in pregi e difetti». Nella famiglia Rossi c'è un calore e un affetto che rispecchia sia «quella che ho trovato nella comunità sorda» sia la loro origine italiana: «Anch'io vengo da una famiglia di immigrati, mio padre era ungherese e mia madre gallese. Sono cresciuta in una famiglia molto unita, è un aspetto che conosco».
Fra tante sfide, per Sian Heder il momento di ansia maggiore è arrivato quando ha presentato il film a rappresentanti della comunità sorda (le reazioni sono state in gran parte positive, ndr): «Sentivo una forte responsabilità, da outsider che raccontava aspetti della loro vita, anche perché è una comunità fortemente sotto rappresentata dai media. Una storia sola certo non basta. Spero che questo film incoraggi altre storie sul tema. Una vera rappresentazione di ciò che voglia vivere da sordi ci sarà solo quando si potranno trovare tanti sguardi diversi che la raccontano».