Con Elisa il teatro è femmina Neve di carta debutta a Roma

23 Settembre 2019

Di Eusanio sarà poi nella sua Teramo con la piéce prodotta dal Florian di Pescara tratta da Ammalò di testa. E l’inverno vedrà l’attrice in una serie tv con Argentero

TERAMO. Gemma e Bernardino, due anime semplici, cuori puri separati da ignoranza e calunnia. Sono i protagonisti di “Neve di carta”, lo spettacolo teatrale con Elisa Di Eusanio e Andrea Lolli su drammaturgia di Letizia Russo liberamente ispirata al libro di Annacarla Valeriano “Ammalò di testa – Storie dal manicomio di Teramo 1880-1931” (Donzelli, 2014).
Neve di carta Dopo un anno di lavoro, con tappe segnate da prove-studio aperte al pubblico, la pièce debutta giovedì al teatro Argot di Roma, piccolo e storico spazio off di Trastevere, dove sarà in cartellone fino a domenica 29 (spettacoli alle 20.30, domenica alle 17.30). La produzione è tutta abruzzese, targata Florian Metateatro, partner il festival Scenari Europei e Hypsis associazione culturale, col sostegno di Acs Circuito Spettacolo Abruzzo e Molise. Abruzzesi sono le autrici e buona parte del cast artistico e tecnico.
Nella nostra regione “Neve di carta” arriverà il 18 e 19 ottobre al Florian di Pescara, per giungere a Teramo, dove tutto è nato, a febbraio 2020. «Sono felice ed emozionata di debuttare all’Argot, la sala off più attiva per la drammaturgia contemporanea. Sono molto legata al fondatore Maurizio Panici, che mi ha ospitato nei primi anni. È la mia casa teatrale a Roma» spiega al Centro Elisa Di Eusanio, talentosa interprete di teatro, cinema (tra gli altri film, “Benedetta follia” di Carlo Verdone), televisione. L’attrice teramana, attualmente sul set di una serie tv con Luca Argentero per la prima serata di Rai 1, oltre che interprete è anche regista di “Neve di carta” insieme al vastese Daniele Muratore. In scena è Gemma, mentre il marito Bernardino è interpretato dall’attore romano Andrea Lolli, suo compagno nella vita.
Il testo «Da tempo volevo fare a teatro qualcosa legata alla mia terra. Sono stata folgorata da “Ammalò di testa”, il testo di Annacarla è stato un’epifania. Però volevo evitare di farne uno spettacolo sociale, documentaristico. Volevo invece raccontare una storia. Così ho proposto il lavoro a Letizia Russo, drammaturga bravissima e sensibile. È stata un dono per noi. Ha accettato subito e ha scritto questa struggente ballata in versi che evoca il mito di Orfeo e Euridice».
La storia Protagonisti di “Neve di carta” sono due contadini abruzzesi, Gemma e Bernardino, che si amano e si sposano. Ma Gemma è sterile oltre che troppo esuberante agli occhi della suocera, che convince il debole e insicuro figlio a rinchiuderla in manicomio. Gemma trascorrerà dieci anni tra quelle mura, scrivendo lettere all'amato che non arriva mai. Un giorno, però, Bernardino trova il coraggio di affrontare il viaggio per andare a riprenderla. «È una storia poetica e drammatica che fa di Gemma il simbolo di tutte le donne raccontate in “Ammalò di testa”, rinchiuse in manicomio solo perché diverse rispetto alla norma sociale e familiare, vittime di maldicenza e isolamento. Attraverso una storia d’amore facciamo luce su un sistema sociale fondato sull’esclusione e paura del diverso. Siamo collocati in un periodo storico preciso, ma il tema e l’urlo di queste donne è universale».
Il dialetto Le radici abruzzesi di questa storia simbolica sono rivendicate dall’uso del dialetto, che la romana trapiantata a Pescara Letizia Russo ha messo in versi, ispirata dalla cadenza del nostro parlato. «Ha seguito la musicalità del nostro dialetto, che le ha ispirato questa specie di nenia che esce dalle nostre bocche». Lo spettacolo dura un’ora, con Di Eusanio e Lolli sempre in scena: «Abbiamo lavorato più volte insieme, ma è la prima volta che io e Andrea ci troviamo così intimi in un lavoro. Ci sono stati momenti difficili, ci siamo scontrati. La guerra è inevitabile, ma è una guerra d’amore. Poi, usciti dal teatro, stacchiamo totalmente la spina dallo spettacolo».
Il teatro artigianale Le soluzioni di regia adottate con Muratore privilegiano la semplicità, che ha ispirato anche le scene della giuliese Azzurra Angeletti, i costumi di Angela Di Eusanio, cugina di Elisa, le luci di Camilla Piccioni: «Esplorato e sperimentato laqualunque, il teatro deve tornare a essere artigianale e popolare. Vogliamo emozionare con la semplicità, con una storia senza fronzoli, scene essenziali senza robe metafisiche, e soprattutto col grosso lavoro dell’attore, ma senza eccessi. E poi ci sono le musiche elettroniche di Stefano De Angelis, una drammaturgia musicale stridente, con suggestioni acide dentro una drammaturgia tradizionale». Con Valeriano, compagna di banco al liceo classico di Teramo, c’è stato un continuo confronto per non tradire lo spirito del suo libro: «All’inizio Annacarla era un po’ scettica. Ma poi ha sentito la mi determinazione, la mia urgenza di voler fare qualcosa col cuore. A quel punto si è fidata completamente di noi. Ha rispettato le nostre scelte, ma l’ho coinvolta in un progetto realmente condiviso. Era fondamentale per me che si sentisse rispettata in questo percorso».
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