Con “Figli di Abramo” le religioni monoteiste in scena al Teatro Zeta

10 Marzo 2024

L’AQUILA. Va in scena oggi alle 18 al Teatro Zeta Figli di Abramo, spettacolo di Svein Tindberg con in scena Stefano Sabelli che firma anche l’adattamento. Traduzione e regia sono di Gianluca...

L’AQUILA. Va in scena oggi alle 18 al Teatro Zeta Figli di Abramo, spettacolo di Svein Tindberg con in scena Stefano Sabelli che firma anche l’adattamento. Traduzione e regia sono di Gianluca Iumiento, produzione Teatro del Loto.
Figli di Abramo indaga l’origine delle tre grandi fedi monoteiste, entrando nel merito della comune discendenza abramitica. Racconta anche la storia di conflitti perenni e incomprensibili fra popoli, perpetrati in nome dello stesso Abramo, dei suoi figli Ismaele e Isacco e poi dei figli dei suoi figli. Popoli che, dalla lettura comparata e spesso sorprendente dei testi sacri, Torah, Vangelo, Corano, dovrebbero considerarsi fratelli gemelli.
La storia dell’uomo che da quattro millenni è riferimento di fede per miliardi di persone sulla Terra, è narrata in modo colto ma pure con grande ironia e divertimento. Sono così, rievocati mito e leggenda del primo profeta monoteista dell’Umanità.
Si tratta della prima versione italiana di un vero e proprio blockbuster del teatro di narrazione. Abrahams Barn, questo il titolo originale di Tindberg, ha superato i 150.000 spettatori nella sola Norvegia. Arricchendolo di esperienze personali, Sabelli fa di Figli di Abramo un racconto colto, divertente, più intimo, seducente e mediterraneo dell’ originale norvegese. Con musiche dal vivo - curate da Manuel Petti - dà vita in modo brillante al diario di viaggio di un attore che da Gerusalemme, grazie a una guida palestinese che ama i film di Trinità, si mette «alla ricerca dell’Abramo perduto». Una sfida affascinante.
«Realizzare un’opera di teatro su uno dei capisaldi della cultura universale può sembrare opera insormontabile», si è trovato a scrivere lo stesso Tindberg. «Ma è stato meno complicato di quel che sembra. Sono storie fantastiche. In tutti i sensi! Il mio compito è stato tesserle fra loro per raccontarle come una storia nuova, bella e avvincente, capace di suscitare scintille di meraviglia negli occhi degli spettatori. Spero che il pubblico esca dallo spettacolo con il sorriso sulle labbra ma anche con un po’ più di consapevolezza. Abbiamo bisogno di conoscerci meglio, l’uno con l’altro, se vogliamo essere in grado di vivere insieme. No?».
Lo spettacolo, in scena nella struttura teatrale alle porte di Monticchio, è parte integrante della rassegna Volo libero.