Con Jovanotti e Morandi tutto l’Ariston si scatena poi Lorenzo recita Gualtieri

5 Febbraio 2022

Commuove l’omaggio di Ranieri a Pino Daniele e di Iva Zanicchi a Milva La canzone italiana diventa una fiction con Chiara Giannetta e Lastrico 

Doveva essere il trentennio musicale dai ’60 agli ’ 80, ma gli artisti in gara, entusiasti della scelta di Amadeus, hanno chiesto di aggiungere anche gli anni ’90. E così la serata delle cover del Festival di Sanremo 2022 – uno degli appuntamenti più amati del Festival – abbraccia successi e brani compagni di vita di più e più generazioni, di artisti internazionali, cantanti che hanno calcato il palco dell’Ariston o che mai e poi mai ci sarebbero saliti. Altri tempi, altre scelte, altri Festival. Pezzi strepitosi.
La carrellata la apre Noemi che vola negli anni ’60, dalla regina del Soul Aretha Franklin e canta (magnificamente) (You Make Me Feel) Like a Natural Woman. E a proposito di grandi assenti della storia del Festival ecco Fabrizio De Andrè: del cantautore genovese Giovanni Truppi con Vinicio Capossela canta “La mia ora di libertà”, da uno degli album più discussi e belli di Faber, “Storia di un impiegato” (1973). È Chiara Giannetta, l’eroina di “Blanca” che supera l’ansia della scala scendendola di corsa, co-conduttrice della serata, a presentare, con gag insieme ad Ama, “My Way”, una leggenda della musica reinterpretata dal vincitore di Sanremo Giovani, Yuman con la raffinata jazzista Rita Marcotulli al pianoforte. E andiamo al 1973, da Paul McCartney che con la moglie Linda firmò “Live and Let Die” la canzone principale del film di James Bond Agente 007 - Vivi e lascia morire del 1973. Cantano Le Vibrazioni con Sophie di Sophie and the Giants e un grande atteso ritorno al piano, il maestro Peppe Vessicchio.
Preceduta da un saluto in perfetto foggiano ai parenti Giannetta presenta Sangiovanni che porta “A Muso duro”, tosta e bella canzone di Pierangelo Bertoli, mescolando perfettamente la sua voce giovane con quella incantatrice di Fiorella Mannoia che ricorda (emozionata): «Esattamente il 4 febbraio 1987 cantai su questo palco cantai “Quello che le donne non dicono”, pensate un po’...». Emma ruba all’orchestra che ha diretto nel suo brano in gara Francesca Michielin, e insieme cantano sul velluto “Baby One More Time”, una delle canzoni di maggior successo degli anni ’90, scritta da Max Martin e cantata da di Britney Spears. Coppia esplosiva per un medley di canzoni dagli anni ’60 ai ’90: Gianni Morandi e Jovanotti. Smoking bianco e nero, cantano, saltano, si guardano, ammiccano, si divertono e divertono, ballano e fanno ballare dalla platea alla galleria. Ariston in visibilio. E Lorenzo tornerà come superospite, «dimagrito nell’ultima mezz’ora» ride tirandosi su i pantaloni. Anzi «super amico», ammette Amadeus. Insieme una gag spassosa e tenera con colonna sonora del “Pinocchio” di Comencini, dedicata alla scuola «in difficoltà» e alla poesia, con il conduttore sul banco e Jova a recitare «di un poeta italiano, Mariangela Gualtieri» “Bello mondo”. Ed è proprio bravo. Canta poi “Che sarà” ed è perfettamente in sintonia con i tempi e il desiderio di attraversarli e tornare/essere felici.
Elisa sceglie la danza, e non poteva essere altrimenti: canta sulle note di “What a feeling” dal film “Flashdance” ed Elena D’Amario balla e fa impazzire. Poi il videosaluto a sorpresa per Elisa da Hollywood dell’autore Giorgio Moroder, che per la musica vinse l’Oscar. Achille Lauro e Loredana Berté grandi grandi in “Sei bellissima”. Al termine dell'esibizione Amadeus regala a Loredana un fascio di rose rosse da parte di Lauro, con un biglietto: «Per l'immensa artista a incredibile donna che è Loredana mi sono permesso di scrivere un biglietto che forse sono le parole che tutti avremmo dovuto dirle da tempo: che strano uomo sono io, incapace di chiedere scusa, confonde il perdono con la vergogna, è capace solo di dire sei bellissima perché ancora ha paura di dire sei bellissima. Stasera, per i tuoi occhi ancora, chiedo scusa e vado via». Standing Ovation.
Frammenti di brani della storia della musica italiana diventano un dialogo tra due innamorati: è show sul palco dell’Ariston di Maria Chiara Giannetta e Maurizio Lastrico, che dividono il set di Don Matteo. E alla fine il palco si colora con i volti di tutti i protagonisti delle canzoni. Malika Ayane prende per mano il giovane matteo Romano e insieme incantano interpretando “Your Song” portata al successo mondiale dal Elton John nel 1970. Irama riporta al Festival Gianluca Grignani e il suo successo sanremese “La mia storia tra le dita” e insieme cantando se ne vanno tra il pubblico «tanto mancato». Cosa meglio di “Nessuno mi può giudicare” per Rettore e Ditonellapiaga? Caterina Caselli con quel brano spettinò il Festival nel 1966, l’inedito duo si inserisce con classe nel filone allegro di questa edizione. Omaggio da brividi di Iva Zanicchi a Milva: la voce dell’interprete recentemente scomparsa “rivive” sul palco sulle note di “Canzone” di Don Backy. Pubblico in piedi. Medeley tra “Il mondo”, “Figli delle stelle” e “Se mi lasci non vale” per la spagnola Ana Mena e il compagno di successi in classifica Rocco Hunt: dirige l’Orchestra di Sanremo il maestro abruzzese Enrico Melozzi. Ancora un omaggio struggente, anche grazie alla fisarmonica che vira sul tango: è quello di Massimo Raneri che con Nek canta l’immenso Pino Daniele, scegliendo “Anna verrà”.