Copertina sbagliata: quella foto non è di Fante

12 Novembre 2014

PESCARA. «Abbiamo sbagliato la foto di copertina delle “Lettere” di John Fante. Quello è Stephen Spender, non John Fante». La comunicazione è avvenuta via Twitter. la casa editrice Einaudi, ieri, ha...

PESCARA. «Abbiamo sbagliato la foto di copertina delle “Lettere” di John Fante. Quello è Stephen Spender, non John Fante». La comunicazione è avvenuta via Twitter. la casa editrice Einaudi, ieri, ha scelto il social network per fare ammenda di un errore sulla copertina del libro «Lettere 1932-1981 di John Fante», che raccoglie l’epistolario dello scrittore americano, di famiglia originaria di Torricella Peligna in provincia di Chieti, morto nnel 1983 all’età 74 anni.

Il volto che compare sul volume, da pochi giorni in libreria, non è quello dell’autore di romanzi di culto come «Chiedi alla polvere» e «La confraternita del Chianti», ma quello di Stephen Spender, poeta inglese scomparso nel 1995. Spender condivise per un certo periodo le posizioni ideologiche e culturali di Auden e di Day Lewis; durante la guerra civile in Spagna, Spender militò in favore della causa repubblicana.

Con la raccolta «Poems» (Poesie; del 1933) acquistò una posizione di primo piano nel panorama della poesia inglese contemporanea e nella corrente di rinnovamento del linguaggio poetico fiorita nel decennio 1930-1940. Dalla iniziale tematica politica e sociale, cui si mescolavano motivi di individualismo anarchico, Spender si è poi rivolto verso temi di più intima riflessione che trovano riscontro in toni di pacata meditazione.

Il libro (introduzione del giornalista, scrittore e traduttore Francesco Durante, traduzione di Alessandra Osti) raccoglie le lettere dello scrittore italo-americano dal 1932 al 1981 ovvero il periodo in cui, come si legge nelle note d’accompagnamento della Einaudi alla pubblicazione, Fante era «impiegato in un’impresa per la produzione di ghiaccio, operaio in una fabbrica di pesce in scatola, tuttofare per uno studio professionale, sguattero in bar e ristoranti». L’inizio della carriera di scrittore, l’arrivo in California dal Colorado e l’enorme fatica per mantenersi a galla a Los Angeles tra porte in faccia e debiti, sono fardelli ben descritti nelle missive inviate a moglie, genitori, amici e editori vari.

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