Coppa Volpi a Valeria Golino ma il Leone è sudamericano

13 Settembre 2015

L’Oro al venezuelano Vigas per “Desde Allà”. Argento a Trapero per “El clan” Miglior esordiente Attah, il “bimbo soldato”. Premio speciale al turco “Abluka”

VENEZIA. Il leone di Venezia72 ruggisce latino, ama le storie dense, grondanti realtà difficili, ma è pronto anche a sdrammatizzarle affidandosi (quando capita) ad attori animati.

Tra gli applausi del pubblico in Sala Grande al Lido - e qualche fischio in sala stampa - la giuria presieduta dal regista messicano Alfonso Cuarón ha così consegnato il Leone d’Oro per il miglior film della mostra 2015 al venezuelano Lorenzo Vigas e alla sua storia di solitidine e voyerismo “Desde Allà”: «Dedico questo premio al mio paese, al Venezuela, che ha avuto molti problemi, ma sono certo che li supereremo tornando a parlare tra noi». Il Leone d’Argento per la migliore regia è poi volato nella mani di Pablo Trapero, con il suo film argentino-spagnolo “El Clan”, storia criminale della famiglia Puccio, negli anni pesanti della dittatura e di 30 mila desaparecidos. Nessun timore di apparire di parte, ha tagliato corto Cuarón in conferenza stampa, ma solo attenzione ai film.

Gran premio della giuria ai personaggi malati di solitudine e teneri di “Anomalisia”, che Charlie Kaufman e Duke Johnson hanno affidato all’animazione e che hanno conquistato giuria e pubblico.

L’Italia c’è con la Coppa Volpi «alla grandissima Valeria Golino» - come la chiama sul palco Cuaron - che la riceve quasi senza fiato, avvolta in una morbida tunica rosso veneziano. Ad applaudirla anche il compagno Riccardo Scamarcio, che però si defila per non rubarle la scena sul red carpet. Golino è la struggente protagonista di “Per amor vostro” di Giuseppe Gaudino: una mamma coraggio nel difendere i figli dal padre criminale, ma ingenua al punto di innamorarsi di un “Valentino” pericoloso. La voce rotta dall’emozione, ringrazia con il linguaggio dei segni gli amici che glieli hanno insegnati per parlare al figlio non udente sulla scena, ricorda la Coppa Volpi vinta quasi trent’anni fa per “Una storia d’amore” e rivendica il diritto a essere felici per sé stessa: «C’è una gioia quasi infantile nel ricevere questo premio, con la stessa ingenua allegria di allora. Sono molto contenta per me».

Parla francese, ma promette finalmente di imparare l’italiano in memoria del padre, Fabrice Luchini, miglior interpretazione maschile per il film “L’Hermine” di Christian Vincent (che si aggiudica anche il premio per la migliore sceneggiatura). Luchini ringrazia in videomessaggio, «per la più bella ricompensa della mia carriera, un premio che mi commuove». Ed è pura allegria in sala quando la giuria premia come miglior attore esordiente il giovanissimo Abraham Attah, bimbo soldato del duro «Beasts of no Nations». Premio speciale della giuria, infine, al turco “Abluka (Frenzy)”.

Nella sezione Orizzonti, il premio per la migliore regia è andato a Brady Corbet, per “Childhood of a Leader”.Contrappunto glamour della serata, di verde bandiera Fendi vestita, la madrina Elisa Sednaoui. La coincidenza con il premio Campiello svuota la platea di autorità, ma tiene stretto il punto sul cinema, con il presidente della Biennale Paolo Baratta che - incurante di quella scadenza di mandato a fine anno - ringrazia il direttore Alberto Barbera, con finta nonchalance ricorda di passaggio l’aumento di spettatori e giornalisti, il rinnovo delle sale, il cinema in giardino, come fosse cosa ormai naturale e dà appuntamento «al 31 agosto 2016, evviva Venezia73».

Fino all’ultimo, la Mostra ha confermato il suo percorso nella realtà; Savero Costanzo, presidente della giuria di Orizzonti, ha letto l’adesione della Biennale all’appello For a 1000 Lives, firmato da oltre 3.500 registi e indirizzato ai governi per gestire la crisi umanitaria con il massimo rispetto per la dignità umana.

Quanto al leone del red carpet quello se lo contendono alla pari - un’aluccia dorata per uno - Johnny e Vasco: Depp, nonostante i due denti d’oro, i chili di troppo, la bottiglia di birra in sala stampa, - gangster con il riporto in “Black mass” - e Vasco Rossi, l’apoteosi rock della Mostra.

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