“Cordis, del cuore” lo sguardo dell’arte sulla Misericordia

COLONNELLA. Trent’anni di ricerca artistica e numerose esposizioni in Italia e all’estero hanno caratterizzato il percorso professionale dell’artista abruzzese Alice, al secolo Adelina Di Sabatino Di...
COLONNELLA. Trent’anni di ricerca artistica e numerose esposizioni in Italia e all’estero hanno caratterizzato il percorso professionale dell’artista abruzzese Alice, al secolo Adelina Di Sabatino Di Diodoro, che torna dopo tempo con una personale nella sua regione. La mostra “Cordis, del cuore” è stata inaugurata domenica scorsa negli spazi del Palazzo Pardi di Colonnella (Te) per la cura di Alessandra Angelucci.
Promossa dalla Commissione Pari Opportunità di Colonnella col patrocinio della Regione Abruzzo e del Comune di Colonnella, e la collaborazione dell’Associazione Forum Artis di Mosciano Sant’Angelo, nasce dalla volontà dell’artista Alice di dare vita ad un’esposizione che renda omaggio al tema dell’Anno Santo sancito dal Giubileo Straordinario della Misericordia indetto da Papa Francesco, la misericordia appunto. «Una volontà quella dell’artista», scrive la curatrice, «che testimonia come il suo lungo percorso di ricerca guardi ancora una volta alle sfide epocali con “un occhio che vede, l’altro che sente”, citando Paul Klee. Un fare arte come poesia dello sguardo che richiama alla mente “la pupilla aperta e pure/ velata da una palpebra latente”, quell’apertura smisuratamente desiderata verso l’altrove che Sergio Corazzini cantava nelle Rime del cuore morto: “ma l’occhio è fragile” confessa l’artista Alice, “per questo c’è un bisogno continuo di ricerca”».
Il linguaggio espressivo di Alice è oggi riconoscibile in quella che viene definita arte polimaterica, spiegano le note di curatela, un’arte in cui, come scriveva Enrico Prampolini, «la materia contiene in sé tutto il potenziale espressivo che l’artista ricerca».
Tale forza è visibile già nella “poetica del muro”, ricerca che ha reso nota Alice nel campo dell’arte sin dagli anni Ottanta, interessando anche la critica più esigente. «Dalle mani febbrili di Alice», scrive ancora Alessandra Angelucci nel testo critico che accompagna l'esposizione, «nasce “Cordis, del cuore”, per comunicare l’esigenza dell’uomo contemporaneo di riconquistare un tempo in cui l’elogio torni a scriversi per la lentezza, per il silenzio che si fa azione nella quiete, per una parola che sia anche poesia per l’animale morente in terra, poiché inconsciamente divorato da un’inquietudine senza nome».
Alice è nata a Mosciano Sant’Angelo, dove vive e lavora. Il suo lavoro rievoca spesso l’attenzione rivolta dall'artista allo studio del gotico, degli antichi codici miniati e del liberty, una ricerca minuziosa che negli anni '80 traduce in opere in cui è possibile riconoscere il cammino del tempo e della nostra civiltà, mentre a partire dagli anni '90 lo studio instancabile della materia conduce Alice ad una tecnica particolare che, partendo dall’informale di Marcel Tapié, arriva all’approdo, affascinante e maturo, dell’«astrattismo del muro».
Oggi, dopo l’esperienza newyorkese – della quale va ricordata la personale “Spirit, Heart, and Wall” tenutasi nel 2003 nell’Istituto Italiano di Cultura – e le presenze nei musei e negli istituti di cultura italiani ed esteri, la nota contemporanea dell'arte di Alice torna in Abruzzo. Oltre che nelle più importanti città italiane, Alice ha esposto anche a Marbella, Miami, Ginevra, Cannes, Francoforte, Bruxelles, Boston, New York, Craiova, Calafat, Mosca, Zurigo. Oggi nella mostra “Cordis, del cuore” – visitabile a Palazzo Pardi di Colonnella nei giorni 11, 12, 13, 26, 27 dicembre 2015 e 2, 3, 4, 5 e 6 gennaio 2016, sempre dalle ore 16,30 alle ore 19,30 – Alice espone più di quaranta opere fra pitture, sculture e installazioni, per ricostruire le stanze di un cammino intimo e umano, e dunque misericordioso, tema più che mai attuale a cui l’artista guarda con interesse da anni. «Quale tempo e quale battito vive l’uomo contemporaneo?», osserva la curatrice. «Questa mostra di Alice sembra cercare risposte a questi interrogativi. La porta del coraggio si spalanca sul mondo alla ricerca di un istante che evochi la metrica dei poeti e suggerisca l’ascolto di un ritmo più lento», conclude Angelucci, «ovvero il recupero della misericordia».
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