COSMO: UN’ESPLOSIONE DI GIOIA COME ANTIDOTO AL “SISTEMA”
Sarà Cosmo il protagonista della serata di chiusura dello Zoo Music Fest. Il cantautore e produttore discografico piemontese si esibirà stasera al Porto Turistico Marina di Pescara, dalle ore 21....
Sarà Cosmo il protagonista della serata di chiusura dello Zoo Music Fest. Il cantautore e produttore discografico piemontese si esibirà stasera al Porto Turistico Marina di Pescara, dalle ore 21. Musica indipendente che si unisce al rap e alle nuove tendenze: questa la filosofia del festival, ideato e organizzato da VentiDieci, Alhena Entertainment ed Elite Agency Group nell’ambito di Estatica 2022.
Cosmo, pseudonimo di Marco Jacopo Bianchi, porterà a Pescara uno show travolgente, tra brani del passato e pezzi recenti tratti dal suo nuovo disco La terza estate dell’amore. L’album è stato anticipato da un annuncio unico nel suo genere: la sua musica, attraverso impianti audio, ha fatto irruzione a sorpresa in parchi cittadini, case abbandonate, luoghi di aggregazione messi a dura prova dalla pandemia.
Cos’è la terza estate dell’amore?
Una sorta di omaggio alle prime due estati dell’amore, una legata al movimento hippy di fine anni Sessanta e quella di fine anni Ottanta, legata ai primissimi rave. È una specie di auspicio che potesse accadere di nuovo un tipo di esplosione di gioia collettiva, di amore collettivo. Non pensavo assolutamente che fosse una possibilità reale. Devo dire, però, che questa estate l’atmosfera è molto carica, c’è una consapevolezza diversa nel pubblico. Me ne sto accorgendo suonando in giro. La privazione, in qualche modo, ha fatto bene.
Cosa ci portiamo dietro dalla pandemia?
Come per tutti gli eventi storici un po’ dolorosi e turbolenti, quello che conta e che va raccolto è il positivo. C’è un maggiore senso della realtà, maggiore consapevolezza. Le persone che rifiutano un lavoro non pagato adeguatamente, per esempio, o il fatto di non dare per scontato il trovarsi insieme, divertirsi, la socialità. Mi piace pensare che quello che rimane è uno sprone per il futuro.
Nel brano “Antipop” canta di “musica, no fabbrica”...
Molte carriere di colleghi e colleghe sono votate allo sfornare prodotti che devono essere venduti con il maggiore risultato possibile. Quella diventa una fabbrica, non ha niente a che vedere con l’arte, con il gioco e la sperimentazione, ma con la performance meramente numerica, economica. La musica è altro, non sfornare soltanto hit e fare numeri.
Nel suo nuovo disco ha scardinato gli schemi tradizionali. In che modo?
Ho giocato soprattutto con la produzione. Ci si sta abituando a brani brevi, a cantare sempre senza mai pause, perché appena manca la voce sembra che l’attenzione cali. Questo me lo sono lasciato alle spalle e ho cercato di seguire ciò che il brano mi chiedeva. Spesso ho lasciato la parola agli strumenti, sono andato in controtendenza rispetto a quello che è il mercato in questo momento. La sfida era fare un disco che si prendesse il suo tempo e questo mi sembrava il momento giusto, essendo nato in pieno periodo pandemico. Nella scrittura dei testi sperimento sempre, mi piacciono le sorprese, i giochi.
Come vede la società?
Ha bisogno sicuramente di una “rinfrescata” a tutti i livelli. È palese che viviamo in un modello economico e uno stile di vita che non è assolutamente sostenibile, che non ci fa stare bene e che fa acqua da tutte le parti. Siamo esseri viventi incastrati in questo sistema. Tra i dispositivi di liberazione, per quel che mi riguarda, credo che l’esplosione di gioia sia importante. Sono affezionato, in particolare, al mondo del ballo. Sono per una sana improduttività, mi sono convinto che tutto ciò che è contro la produttività, in qualche modo, ci aiuta a cambiare direzione.