Cucchi ai giovani all’Aquila: «Nell’arte non fidatevi degli adulti, sono obsoleti»

7 Febbraio 2024

Il maestro della Transavanguardia apre l’anno accademico alle Belle arti «Il bello è un’aspirazione e ci fa star bene. Il digitale? Non so cosa sia»

L’AQUILA. «Nell'arte deve scorrere il sangue, bisogna sentire un’idea di bellezza, un’aspirazione, nutrire sane ossessioni, essere curiosi, organizzare la propria meraviglia». Non poteva esserci migliore augurio di quello di Enzo Cucchi intervenuto ieri all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila per l’inaugurazione del nuovo anno accademico. Non una prolusione né una lectio magistralis, il maestro di Morro d’Alba (provincia di Ancona, classe 1949) forse il più visionario e poliedrico tra gli esponenti della Transavanguardia italiana, ha scelto di dialogare con gli studenti e loro docenti portando la sua testimonianza di artista controcorrente e anticonvenzionale, curioso, pronto all’incontro.
«Volentieri faccio una chiacchierata con voi, fatemi domande semplici» ha esordito l’artista introdotto da Marco Brandizzi, direttore Abaq al terzo mandato, e prima dal presidente dell’Accademia Rinaldo Tordera riconfermato per il trienno a venire. «Ho pochissime cose da dirvi se non che siete fortunati» ha detto Cucchi, «primo perché i vostri professori hanno deciso di farvi lavorare tutti insieme dal primo anno in avanti, una cosa che condivido. Penso che l’interlocutore ideale per uno studente dal primo all’ultimo anno sia il coetaneo al suo fianco, è più importante di qualsiasi cosa un adulto possa raccontare a un giovane. Ascoltare i propri docenti va benissimo ma è importante mischiarsi con i compagni di tutti gli anni di corso. È un’opportunità molto speciale che vi viene data, un privilegio, io non ho avuto questa fortuna» ha raccontato l’artista, «mi piaceva moltissimo stare con i miei compagni e l’ho fatto in altro modo essendo stato sospeso da tutte le scuole italiane dell’epoca. Nell’arte» ha avvertito «non fidatevi mai degli adulti di nessun genere, l’adulto è obsoleto, ha esaurito l’aspirazione e ti fa perdere tempo, il dispetto più grande che puoi fare a un ragazzo».
Quindi la stoccata alla critica d’arte: «Non esiste e non è mai esistita, eventualmente ha a che fare con chi scrive, non con me, con noi». E sempre alla studentessa che gli aveva chiesto se le critiche lo toccassero ha risposto: «Cerca di essere il più disattenta possibile, non ascoltare i critici contemporanei, leggi gli storici dell’arte, quelli bravi che hanno un metodo, che puoi anche non condividere ma è necessario che tu li conosca, Argan, Brandi, Berenson». E sull’avvento del digitale: «Non so nemmeno cosa voglia dire, sono disconnnesso da sempre. Il digitale non ha niente a che fare con l’arte». E ancora, perle sparse del proprio a tu per tu con l’arte: «La bellezza può aiutarci davanti alle preoccupazioni dell’oggi, il bello è un’aspirazione e ci fa star bene. Io? Lavoro con la testa vuota, la disciplina serve come metodo, l’istinto viene dopo. Sono sempre insoddisfatto, ma è normale esserlo. Far bene una cosa è insopportabile, ti limita. Meglio una sana ossessione che ti spinge a fare». Poi sulla noia: «La cosa più necessaria. Non credo nell’immaginazione ma penso che la noia sia un rumore interiore, una preghiera laica assolutamente fondamentale per svolgere il nostro lavoro». Infine i consigli alla giovane generazione di artisti: «Fare molta attenzione tanto più se il consiglio arriva da un critico d’arte o da un adulto, è una cosa molto delicata. È molto importante ascoltarsi se quella cosa (il fuoco dell’arte, ndr) ci appassiona, poi però confrontati con i tuoi coetanei, è l’unica possibilità, se vedi che quello al tuo fianco ha un gran talento devi accettarlo, è una selezione naturale, insistere non servirà a nulla».
«Spero di tornare a trovarvi» ha concluso congedandosi, non senza un pensiero per L’Aquila: «È la mia strada che faccio da sempre andando nelle Marche, nel piccolo paese di Morro d’Alba dov'è la mia residenza di sempre, mai cambiata pur vivendo a Roma. In comune con gli aquilani ho la passione per il rugby» ha aggiunto «sono d’accordo con quanti di qua pensano che un uomo che non fa rugby non è un uomo, anche mio figlio giocava a rugby e venivamo qui a vedere qualche partita».
Enzo Cucchi è tra gli artisti più prolifici e innovativi della scena contemporanea, tanto da essere diventato punto di riferimento per la giovane generazione artistica, un autore che ha saputo coniugare una lunga e consolidata carriera con un’inesausta, originalissima ricerca di immagini e sull’immagine, intesa quest’ultima come cifra di un sistema simbolico aperto, un enigma capace di più soluzioni. Nel 2023 il Maxxi Roma ha organizzato una sua mostra antologica con oltre duecento opere esposte. Dagli anni Ottanta Cucchi prosegue con coerenza la sua ricerca esponendo con successo nelle rassegne d’arte più significative, come la Biennale di Venezia, Documenta a Kassel, la Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, e nei più importanti spazi istituzionali dedicati all’arte contemporanea maturando nel tempo un’esperienza eccezionale del sistema dell’arte, ma, soprattutto, restituendo l’immagine di una creatività in perenne movimento.