Cultura abruzzese in lutto: è morto Michilli, narratore della commedia umana

21 Aprile 2024

TERAMO. Aveva fatto in tempo a veder pubblicato il suo nuovo romanzo “La trama dei giorni”. Poi, ieri all’alba, lo scrittore, poeta, saggista e traduttore Roberto Michilli, protagonista della cultura...

TERAMO. Aveva fatto in tempo a veder pubblicato il suo nuovo romanzo “La trama dei giorni”. Poi, ieri all’alba, lo scrittore, poeta, saggista e traduttore Roberto Michilli, protagonista della cultura abruzzese, se n’è andato da questo mondo. Piegato da una lunga silente malattia, è spirato ieri dopo un breve ricovero nell’hospice dell’ospedale Mazzini di Teramo, la città in cui ha sempre vissuto, lavorato, messo su famiglia, dopo i natali a Campli, il paese delle origini a cui era molto legato. E nel cimitero camplese Michilli, che lascia la moglie Olimpia Sfoglia e i figli Giuseppe e Cristina con le loro famiglie, sarà sepolto dopo le esequie funebri, domani alle 15.30 a Teramo nella cattedrale di Santa Maria Assunta. La camera ardente è allestita nella casa funeraria “Ambra”, nel sobborgo di Villa Pavone. Accanto allo scrittore, per l’ultimo viaggio, una copia de “La trama dei giorni”, che la sua editrice Valeria Di Felice gli aveva portato dieci giorni fa.
Avrebbe compiuto 75 anni l’8 maggio Michilli, autore di un notevolissimo corpus di opere, tra romanzi, sillogi poetiche, saggi, oltre al blog “L’arme, gli amori”, dal celebre chiasmo ariostesco nell’esordio dell’“Orlando furioso”. Uomo di sconfinata cultura abitata con grazia, di acuta intelligenza, sensibilità e curiosità, nonché di acuminata ironia, Michilli esordì nel 1996 con la raccolta di poesie “Aprire un giorno” (Egi), seguita da altri 25 lavori, tra cui spiccano la pregevole trilogia tra 2014 e 2020 per Galaad Edizioni sul poeta Michail Lermontov (amorevolmente tradotto dal russo) e nel 2019 per Di Felice Edizioni una nuova traduzione de “La leggenda di san Giuliano l’Ospitaliere”, accompagnata da un poderoso saggio sul mistero del racconto flaubertiano. «Flaubert è una mia ossessione antica, come Lermontov. Scrittori incontrati nell’adolescenza che ho continuato a frequentare nella vita adulta» disse Michilli al Centro all’uscita del libro. Lo scrittore amava molto la propria terra, tanto da ambientarvi più di un romanzo o racconto, dal giallo “Il sogno di ogni uomo” (Galaad, 2013) al sentimentale “Scritto dalla luce" (Di Felice, 2021), tributo all’altra grande passione di Michilli oltre le lettere, la fotografia. Autore prolifico, eclettico e sempre interessante, abilissimo narratore della commedia umana e poeta toccante, Roberto Michilli è stato giurato del Premio Teramo per un racconto inedito dal 2006 al 2019, ha scritto testi teatrali per bambini e col musicista Enrico Melozzi la favola musicale “Il grande abete rosso” (1999). Così lo ricorda su facebook la sua editrice Valeria Di Felice: «Oggi è un triste giorno: Roberto Michilli, direttore editoriale della collana dei classici, si è spento lasciando un grande vuoto. Per me è stato anche un amico, un maestro, una persona che grazie al suo amore autentico e smisurato per la letteratura mi ha incoraggiata a nuove sfide. Sono sicura, caro Roberto, che i tuoi libri cammineranno ancora nei cuori di chi ti ha conosciuto e di chi ti ha letto». Il segretario del Premio Teramo, l’editore Paolo Ruggieri, ha dichiarato al Centro: «Quando sono diventato segretario, nel 2016, ho avuto la fortuna di trovare in giuria Roberto Michilli. Come giurato era una garanzia: puntuale nel leggere e valutare i racconti, infallibile nell’individuare quelli già pubblicati e che dunque, da regolamento, non potevano essere ammessi, attento e meticoloso nel motivare le sue scelte. Colto e preparato, lettore fortissimo e bibliofilo, sapeva sempre riconoscere e segnalare le voci più originali e interessanti. Sono stato suo editore assieme alla mia socia Paola Vagnozzi: ha pubblicato per la nostra casa editrice (Galaad, ndr) romanzi e raccolte di racconti, ha tradotto poesie inedite di Lermontov, sul quale ha anche scritto una monumentale biografia. Con la scomparsa di Roberto, Bob come lo chiamavano gli amici, se ne va un pilastro della cultura teramana».