D’Alatri: metto in scena l’Eduardo della mia infanzia

1 Dicembre 2014

L’AQUILA. «Eduardo riusciva a divertirmi facendomi credere ai drammi che stava interpretando. Una vera magia». Alessandro D’Alatri sintetizza così il suo rapporto con il grande attore e commediografo...

L’AQUILA. «Eduardo riusciva a divertirmi facendomi credere ai drammi che stava interpretando. Una vera magia». Alessandro D’Alatri sintetizza così il suo rapporto con il grande attore e commediografo napoletano di cui ricorre quest’anno il trentennale della morte. Di Eduardo De Filippo, D’Alatri ha curato la regia di uno spettacolo, “Uomo e galantuomo” che porterà in scena, domani sera (inizio ore 21) e mercoledì (inizio ore 17,30) nel Ridotto del teatro Comunale all’Aquila, per la stagione del Teatro stabile d’Abruzzo, di cui è, da poche settimane, direttore.

In scena ci saranno gli attori Gianfelice Imparato, Giovanni Esposito, Valerio Santoro, Antonia Truppo, Monica Assante di Tatisso, Giancarlo Cosentino, Gennaro Di Biase, Fabrizio La Marca, Ida Brandi, Lia Zinno e Federica Aiello.

«Lessi questa commedia ancora ragazzo», racconta D’A»latri, «e mi rimase impressa nel cuore. Ma l'ho sentita ancor più forte quando è nata l'opportunità di poter allestire Uomo e galantuomo. Tutto è nato durante le pause di lavoro di “Tante belle cose” quando in cerca di uno spazio fumatori mi ritrovavo clandestino assieme a Gianfelice Imparato. L'affetto, la stima, il divertimento che mi procurava la sua “napoletaneità” stavano gettando le basi per farmi abbracciare da vicino Eduardo. Valerio Santoro, giovane e meritevole produttore, intuì e agì».

«”Uomo e galantuomo”», prosegue il regista, «è un testo giovanile, del 1922, classificato spesso come farsa. Una definizione che ho sempre sentito stretta. Infatti, seppure caratterizzata da una ricca serie di battute ed episodi irresistibilmente comici, nella commedia emergono una gran quantità di contraddizioni tra l'apparire e l'essere della borghesia contro il dramma proletario di chi ogni giorno affronta la sopravvivenza. Falso perbenismo contro tragedia. Onore da salvare contro fame. E in tutto questo dov'è l'uomo e dove il galantuomo? Ecco perché considero Uomo e galantuomo una commedia di altissimo livello, forse la più divertente, ma che sicuramente segnò per Eduardo il passaggio dalla farsa al teatro di prosa. E guarda caso al centro della commedia c'è proprio il teatro: una scalcagnata compagnia, nominatasi “L'eclettica” (proprio perché non pone limiti alle proprie attitudini artistiche), porta in scena in una località turistica balneare “Malanova” di Libero Bovio. Attraverso il classico meccanismo della commedia degli equivoci, si scatena così il teatro nel teatro, la follia tra farsa e dramma evocando sapori pirandelliani. Ma si respirano anche profumi di Goldoni, di Shakespeare, e forse anche un po' di quel teatro dell'assurdo che va da Osborne a Beckett a Jonesco. L'assenza di talento e l'improvvisazione della compagnia fanno infatti da contrappasso ai drammi borghesi interpretati invece con talento e una vena di follia».

(cr.sp.)

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