D’Alonzo e l’Occidente in crisi nel romanzo “Terra d’Oltre”

22 Maggio 2024

LANCIANO. Presentazione domani a Lanciano, nella sala convegni “Benito Lanci – Casa di Conversazione”, alle ore 17,30, del nuovo romanzo di Rolando D’Alonzo “Terra d’Oltre” (Tabula Fati). Con l’autore...

LANCIANO. Presentazione domani a Lanciano, nella sala convegni “Benito Lanci – Casa di Conversazione”, alle ore 17,30, del nuovo romanzo di Rolando D’Alonzo “Terra d’Oltre” (Tabula Fati). Con l’autore interverranno: don Carmine Miccoli, Nicoletta Fazio dell’Agenzia letteraria Scribo e Gabriele Tinari dell’associazione Teatro Possibile che ha curato l’organizzazione dell’evento. Di Rolando D’Alonzo – abruzzese di Chieti cofondatore del Gruppo dell’Est e redattore de “ I quaderni della malora”, conduttore radiofonico, sono state pubblicate raccolte di racconti, sillogi di poesia e due romanzi: “ La misura del cielo”( Di Felice Edizioni, 2019), che tratta dell’emigrazione abruzzese verso il nord Europa negli anni ’60 e “Bros’Cafè” (Europa Edizioni, 2021) nel quale si narradella crisi dell’Africa sub-sahariana, all’azione dei fratelli musulmani, con un particolare riguardo ai rapporti tra lavoratori arabi e emigrati ebrei nei territori palestinesi negli anni ’47-’48. In “Terra d’oltre”, la cui narrazione si svolge parte in Italia parte in Albania, l’autore propone, attraverso il viaggio dei due protagonisti, un giornalista, Giuliano Gironda e un “emarginato” di borgata, Alfredo Cantelmo, una riflessione sulle contraddizioni della società occidentale, sulle manchevolezze dell’Unione Europea, sui risvolti negativi del sistema liberistico capitalistico finanziario e sulla crisi delle democrazie rappresentative. Sul piano linguistico, D’Alonzo sceglie forme non tradizionali, preferendo un apparato stilistico che poggia sulla successione epistolare, sull’atemporalità degli eventi. Un “antiromanzo”, risolto in chiave poetica e memoriale, nelle cui sequenze però le istanze morali, religiose e dell’impegno sociale costituiscono i nodi esistenziali più evidenti e determinano le vicende e le scelte dei personaggi. Del resto, si chiede l’autore, «che senso ha mai oggi scrivere racconti “casalinghi”, borghesi o storie di facile presa, dall’intento esclusivamente affabulatorio se la società precipita nel baratro di conflitti immani, se deve patire guerre devastanti (spesso fratricide) e se i paesi “progrediti” si lasciano travolgere dalla bufera del “profitto” senza liberarsi dall’odio straripante?» . Così pensa il convertito Alfredo: «risalire dall’abisso del nichilismo, liberarsi dalle pastoie dell’egoismo personale e collettivo, rifuggire dall’edonismo alienante e imboccare la via indicata dalla Parola».