D’Annunzio e Treves storia di un’amicizia oltre la letteratura

5 Marzo 2015

Di Tizio presenta oggi a Pescara il suo volume sul poeta e il declino delle gloriosa casa editrice

di Lalla D’Ignazio

PESCARA

D’. Annunzio era uno di quegli scrittori che per una casa editrice sono “croce e delizia”: i suo romanzi come le sue raccolte poetiche erano attesissimi, tra annunci e smentite e gossip sui giornali dell’epoca, e vendevano l’equivalente – con le ovvie proporzioni tra i tempi diversi – quanto un “Cinquanta sfumature di grigio” e la saga di Harry Potter. Ma il Vate si sa, amava la bella vita, le belle donne, l’arte e la bellezza in ogni cosa, tuffarsi nelle esperienze più nuove ed emozionanti – cavalli, auto, velivoli – insomma tutto ciò che era costosissimo. E al suo editore prometteva e prometteva, in interminabili lettere, l’imminente chiusura di questo o quel libro quando in realtà l’opera era ancora solo una bozza nella sua intelligente e prolifica mente, chiedendo quindi in continuazione anticipi sui suoi diritti.

Insomma il denaro per il generosissimo Gabriele D’Annunzio non era mai abbastanza. Quelle lettere sono diventate per gli studiosi del poeta abruzzese fonte inesauribile per la ricostruzione della genesi, anche filologica, della gran parte dei romanzi dello scrittore pescarese, ma testimoniano nel contempo un rapporto di reciproca dipendenza autore-editore che pure racconta un’epoca e un pezzo della letteratura italiana. Franco Di Tizio, medico francavillese con una coltivata e vasta conoscenza di D’Annunzio, ha affondato le mani nel complesso legame tra il poeta-comandante e la famiglia Treves, dell’omonima gloriosa casa editrice. Un rapporto che disvelandosi ha portato lo studioso anche a ricostruire attraverso documenti e lettere la storia della casa editrice non solo nel collegamento con D’Annunzio. Ne è venuto fuori un corposo volume, “Guido Treves e d’Annunzio negli anni del declino della Casa Editrice”, fresco di stampa per i tipi di Ianieri, che verrà presentato oggi alle 17.30, al Mediamuseum di Pescara, in piazza Alessandrini, dall’autore con Umberto Russo e Andrea Lombardinilo.

Nelle 507 pagine del libro si parte dall'avvio del rapporto di Gabriele D'Annunzio con la casa editrice Treves, che risale ai tempi del Piacere e che nel corso degli anni divenne intenso e andò trasformandosi in una schietta amicizia che legò il poeta a Guido Treves e a sua moglie Antonietta; del resto, questi ultimi nutrirono sempre per il Vate una devozione, anche quando insorsero motivi di dissenso tra l'Editrice e D'Annunzio, che orientò le sue preferenze su Mondadori. Di Tizio si concentra nello studio sulla figura di Guido, riscattandone ruolo e capacità all’interno dell’Editrice e scagionando il nipote del fondatore, Emilio Treves, dall’accusa di aver affondato la casa editrice. «Un volume specialistico», premette l’autore «che affronta il caso della Treves e che è destinato a chi si interessa della storia dell’editoria e dei suoi protagonisti»

Come era il rapporto tra D'Annunzio e la Treves?

«Era la più importante tra un autore e un editore che c'era all'epoca. Poi è subentrato Mondadori, ma il legame tra Guido Treves e il poeta è rimasto».

Che ruolo aveva Guido nell’azienda?

«Dopo la morte nel 1916 di Emilio, il fondatore, la casa editrice è stata gestita male, andando verso un irreversibile declino fino a chiudere del tutto. Ma intanto c’erano state una serie di trasformazioni di cui parlo diffusamente nel libro. Qui possiamo dire che Guido non era il proprietario della Casa, lui è stato sempre confuso come editore, lo stesso D'Annunzio ha contribuito a creare l’equivoco. Guido era il condirettore dell'Illustrazione Italiana, la più importante rivista letteraria dell’epoca, edita da Treves. Nella casa editrice era qualcosa più di un impiegato, e i motivi sono tanti. Diciamo che con il suo ruolo nella rivista divenne il tramite tra gli scrittori e la casa editrice, che era diretta da Giovanni Beltrami».

E D’Annunzio era il beniamino tra questi, nonchè suo amico?

«D'Annunzio era il compare di nozze di Guido, che nel 1909 sposò Antonietta Pesenti, donna colta e di buona famiglia. Guido, morto lo zio Emilio, si rivolge a D'Annunzio per chiedergli di intercedere per lui per la riconferma come condirettore dell’Illustrazione. Il poeta era molto amico di Beltrami e si prodigò. Nel 1926 muore Beltrami e il cda della Treves nomina direttore Calogero Tumminelli e ancora Guido si raccomanda a D'Annunzio. Tutto questo per dire che Guido non è stato responsabile della fine della casa editrice. Guido nel 1932 muore. Nel libro do conto del reale rapporto – di amicale solidarietà – che rimane tra D’Annunzio e Antonietta Treves, pubblicando le lettere che si scambiarono, che smentiscono quanto si è detto e scritto su una loro relazione adulterina».

D’Annunzio ormai pubblica con Mondadori, ma il legame con la Treves resta?

«Antonietta nel ’33 rifonda la casa editrice, che regge fino al ’39 quando viene venduta alla Garzanti prima che le leggi raziali di Mussolini (i Treves erano fascisti ma di origine ebrea) la costringessero alla chiusura».