Dardust, l’autore dei big: «Ho scritto per tanti, ora voglio essere libero»

1 Settembre 2021

PESCARA. «Pescara? Mi è rimasta impressa per l’esame di solfeggio in conservatorio. Sono contento di suonarci perché non so cosa aspettarmi, sono curioso». Il concerto spettacolo di Dardust chiude...

PESCARA. «Pescara? Mi è rimasta impressa per l’esame di solfeggio in conservatorio. Sono contento di suonarci perché non so cosa aspettarmi, sono curioso». Il concerto spettacolo di Dardust chiude domani, 21.15, al D’Annunzio, la rassegna Future Pop.
Dario Faini, 45enne marchigiano, ovvero Durdust in omaggio a due dei suoi idoli , David Bowie (“Ziggy Stardust”) e il duo Dust Brothers, è pianista, compositore, produttore discografico. È autore di brani di successo interpretati dai più bei nomi della musica italiana, tra i quali Emma, Irene Grandi, Ermal Meta, Giusi Ferreri. Levante, Alessandra Amoroso, Jovanotti, Mahmood (sua “Soldi”, brano trionfatore a Sanremo 2019). Il suo Storm and drugs tour, show in due tempi «e per tutte le età» , sottolinea, è un viaggio intimista che guarda allo Sturm und Drang di tradizione preromantica tedesca, ma in maniera molto moderna; nel secondo atto, più elettronico, il pubblico è invitato a muoversi, «come in un rave» racconta l’artista impegnato in una serata per l’Ail in piazza ad Ascoli, la sua città.
La musica italiana degli anni recenti porta la sua firma: soddisfazioni?
«Tante. Ma spero di occupare sempre meno del mio tempo a lavorare dietro le quinte per altri. Vorrei concentrarmi sulla mia identità artistica, qualcosa di nuovo e libero, il mio passaporto per il futuro».
Come entra nelle corde di ogni artista per il quale scrive?
«Non c’è una regola, una formula nella creatività di un artista, credo dipenda anche dall’empatia che si instaura permettendo di entrare nell’immaginario dell’altro, cosa che aiuta a sviluppare una visione, essergli compagno di viaggio e stabilire un percorso vincente. Ma quando lavoro con un artista non penso mai al risultato, ma a dare qualcosa di potente che porti l’artista verso una nuova sfida. La sfida deve esserci sempre, mettersi in gioco, osare, avere coraggio. Altrimenti il lavoro non ha senso. Se uno chiama me è perché vuole qualcosa di nuovo che lo spinga a osare».
Dardust artista assoluto. Cosa di più tiene a dire?
«Mi preme comunicare la mia visione musicale fuori dalle categorie, dalla forma canzone, dalle regole delle radio, dalla discografia. Il mio è un progetto libero che sul live acquista una dimensione innovativa. Il concerto che porto anche a Pescara non ha precedenti in Italia: è uno spettacolo teatrale, musica elettronica ma non solo, è un concerto anche pianistico, c’è una scenografia fondamentale, luci, coreografia. Uno spettacolo diverso, nuovo e soprattutto per tutte le età».
La musica elettronica rappresenta una nicchia ?
«Nella mia musica c’è anche tanta classica, il mio genere spazia dalla tradizione portandosi verso il futuro, l’elettronica. È un percorso molto trasversale che vive di contaminazioni. Il mio pubblico è fatto di ragazzini che ascoltano la trap e sessantenni che amano la classica».
Come coltiva il suo immaginario?
«In primis traendo ispirazione dagli artisti di cui sono fan cioè fanatico. David Bowie, un artista che ha sempre sfidato il pubblico “educandolo” a essere curioso, mai un disco uguale all’altro. E poi tanta musica elettronica, artisti contemporanei e big del passato, da loro prendo i caratteri che mi piacciono ri-miscelando, la curiosità è la molla per rinnovarsi sempre».
L’era Covid come è stata per il suo lavoro?
«Da una parte mi ha permesso di rallentare. Lontano dal vortice dei calendari ho avuto più tempo per concentrarmi su nuove formule. Ma mi ha dato meno stimoli. Una delle chiavi del mio lavoro è il viaggio, il mio primo disco l’ho realizzato a Berlino, il secondo in Islanda, il terzo tra Edimburgo e Londra, il nuovo doveva essere in Giappone. La pandemia mi ha ristretto un po’ l’immaginario, ho dovuto coltivarlo attraverso film, libri, documentari».
Il “Future Pop” di Pescara batte molto sull’idea di futuro da comunicare ai giovani.
«Mai come adesso il futuro è assolutamente fluido. Non ci sono percorsi solidi, tutto è indefinito, potrebbe accadere qualsiasi cosa. Questo abbiamo imparato negli ultimi due anni. Fluidità è la parola chiave, lo è anche nel mio nuovo disco. È un futuro difficile da analizzare, questo crea inquietudine, ma mi auguro che possa essere trasformata in spinta. È quello che faccio nel mio piccolissimo: non cedere all’ansia per il futuro ma trasformare il caos in energia costruttiva».