Dario Salvatori «I talent distruggono la musica italiana»

31 Marzo 2017

VASTO. «Musica e televisione non sono la stessa cosa. Dei talent penso tutto il male possibile perché hanno fatto passare tra i giovani questo messaggio». Dario Salvatori, giornalista e storico della...

VASTO. «Musica e televisione non sono la stessa cosa. Dei talent penso tutto il male possibile perché hanno fatto passare tra i giovani questo messaggio». Dario Salvatori, giornalista e storico della musica, ha aperto, ieri a Palazzo D'Avalos, la nona edizione dei Giovedì Rossettiani promossi dal Cesr (Centro europeo di studi rossettiani) con il Comune di Vasto e la Fondazione Tercas. Quest'anno la rassegna è dedicata al rapporto tra parola e musica ed il titolo scelto è “Cant'autori”. Salvatori ha dialogato con Gianni Oliva, direttore del Cesr, e Umberto Bultrighini dell'Uni Chieti-Pescara proponendo un viaggio nella storia della musica. Gli ospiti dei prossimi appuntamenti saranno Mario Lavezzi, Brunori Sas, Nada e Roberto Vecchioni.

«Vedo genitori spietati disposti a tutto per far conoscere i geni che hanno in casa», ha detto Salvatori. «Ma quante promesse della canzone ci sono in realtà? Morandi cantava “Uno su mille”. Credo che ora dovrebbe cambiare il testo con “Uno su diecimila”. E poi, questi giovani, vittime di logiche come l'audience, hanno perso l'abitudine di cantare in posti che non siano la televisione. Si canta sui palchi. E che dire del repertorio? Pensiamo a Gabbani e, qualche anno prima, a Giusi Ferreri: un concerto non si mette su con due canzoni».

«Il web, oggi, fa emergere artisti che poi passano in tv, una sorta di percorso inverso. È un bluff. Tanti anni fa si votava per i cantanti di Canzonissima con le cartoline postali. Autotreni attraversavano l'Italia pieni di cartoline. Si investiva su un cantante emergente. Adesso ci sono i followers: li comprano i discografici, è questo l'inganno. Poi c'è chi come Fedez è bravo a monetizzare. In generale, si è di fronte a tanta artificiosità che crea i divi. La canzone deve partire dal basso». Salvatori, che è anche responsabile artistico del patrimonio sonoro della Rai, si è distinto come promotore e narratore della storia della musica italiana. A Palazzo D'Avalos ha parlato del "Salvatori 2017. Il dizionario della canzone" (Edizioni Clichy 2017). Il libro raccoglie la storia e i segreti di migliaia di canzoni, dai capolavori del folk e del rock americano, alla psichedelia, al pop inglese, dalla chanson francese al reggae giamaicano, alle sigle dei cartoni animati e alle hit più inaspettate provenienti da ogni parte del mondo con una attenzione particolare alla musica italiana, narrata anche attraverso i suoi protagonisti minori. «Per mettere insieme un'opera monumentale come questa», ha concluso Dario Salvatori, «bisogna innanzitutto avere un archivio. Sono 16mila canzoni. Sembrano tante, ci vuole passione, è una faticaccia. Un libro così nasce solo se c'è solo grande passione. Sembrerà strano ma per ognuna di loro ho un aneddoto e poi amo i dettagli».

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