De Mattheis: «Che spasso il set con noi abruzzesi»

30 Settembre 2018

Il regista teramano di tante fiction tv ha girato con Il Volo e Mazzocchetti Un amore così grande

TERAMO. È appena passato nelle sale il suo lungometraggio d’esordio “Un amore così grande”, una finestra di appena una settimana programmata da Medusa per rimandare poi all’appuntamento televisivo di San Valentino su Canale 5. Il film romantico diretto dal regista teramano Cristian De Mattheis è nato infatti come prodotto per la tv e il passaggio al cinema rientrava nella strategia promozionale. De Mattheis, apprezzato regista con quasi 25 anni di esperienza nelle serie tv, da ben prima che diventassero moda, non è la sola nota abruzzese del film: ci sono infatti il baritono Gianluca Ginoble, da Montepagano, con i colleghi de Il Volo, Ignazio Boschetto e Piero Barone, e il tenore pescarese Piero Mazzocchetti, che non si vede ma si sente, come spiega il regista al Centro: «Piero Mazzocchetti è una presenza fondamentale. Presta la sua bellissima voce al protagonista Vladimir, l’attore Giuseppe Maggio (Francesca Loy la co-protagonista, ndc), che comunque ha preso lezioni di canto. Io sono teramanissimo, di contrada Mezzanotte, e con Piero e Gianluca si è creato nel film un triangolo abruzzese casuale ma magico. Il film è uscito in 140 sale. Per un prodotto indipendente è un grande traguardo. Sicuramente la presenza del Volo ha creato tante richieste».
Com’è andata sul set con Gianluca Ginoble?
Abbiamo parlato tutto il tempo in dialetto abruzzese. Non ci conoscevamo, anche se io sono un melomane. All’inizio forse ero un po’ prevenuto nei loro confronti, poi ho scoperto dei ragazzi simpatici, normali. Sul set si sono divertiti, hanno giocato, sono stati loro stessi con molta spontaneità, pur relazionandosi sempre con le cineprese.
Quando avete girato?
Gran parte del film nell’estate 2017 a Verona, in occasione del concerto del Volo all’Arena. Complessivamente cinque settimane di riprese a Verona e, dopo due-tre mesi, la troupe si è spostata a San Pietroburgo. Lì faceva già freddino. Non è stato semplice girare all’Arena con una troupe cinematografica, in mezzo al pubblico che non sapeva niente. Il Volosapeva delle riprese. Gianluca, Piero e Ignazio hanno “recitato” durante il concerto. Quello che si vede nel film è tutto reale, tutto dal vivo, non ci sono immagini di repertorio.
Com’è nato il film?
Ho saputo del progetto da alcuni collaboratori. Stavo girando da regista di seconda unità la nuova stagione di Ultimo per Canale 5. Sono appassionato di lirica, mi sono proposto alla AC Production di Verona. Il soggetto è di Federica Andreoli, io ho scritto la sceneggiatura con Cristiano Malacrino. La presenza del Volo era nel soggetto. All’inizio non è stato facile coinvolgerli perché loro non avevano molto tempo né voglia, ma dopo un incontro a Bologna si sono convinti a mettersi in gioco. Dovevano solo essere loro stessi.
“Un amore così grande” è stato definito un musicarello lirico.
Musicarello? Veramente sono presenti i brani del grande melodramma italiano. C’è la leggerezza del musicarello sì, ma tutto il film è percorso dalla Bohème. È piuttosto il tipico mélo, con pregi e difetti.
Come regista di seconda unità ha lavorato a molte serie di Canale 5, Intelligence, Ris, Il 13° apostolo, Ultimo, oltre a Questo nostro amore per Rai1. Nei film tv questo compito è più importante di quello analogo al cinema.
Ormai sono vent’anni che collaboro nelle serie con Alexis Sweet, regista della prima unità. Metà serie è mia, i casi di puntata, la linea verticale (gli episodi conclusi in una sola puntata, ndc). La linea orizzontale, che si snoda in più puntate, è diretta da Alexis. Abbiamo un grande affiatamento, parliamo lo stesso linguaggio cinematografico, ma pianifichiamo tutto a tavolino, il tipo di riprese e di regia.
Dirige serie tv da oltre due decenni. Il loro boom è un riconoscimento tardivo del vostro lavoro?
Forse sì. Oggi però la concorrenza è spietata, specie con i prodotti americani, con cui è dura competere. I grandi dati audience che avevamo prima sono diminuiti perché ci sono tante piattaforme e l’offerta si è moltiplicata. Certo, con Alexis sono stato uno dei primi a girare serie.
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