De Micheli, il poeta e giornalista che lottava per l’Istria italiana

6 Febbraio 2020

ROSETO DEGLI ABRUZZI. L’insegnante, giornalista e poeta dalmata Antonio De Micheli, internato della Grande Guerra, irredentista, vissuto a Roseto dal 1954 alla morte, sarà ricordato l’11 febbraio a...

ROSETO DEGLI ABRUZZI. L’insegnante, giornalista e poeta dalmata Antonio De Micheli, internato della Grande Guerra, irredentista, vissuto a Roseto dal 1954 alla morte, sarà ricordato l’11 febbraio a Roseto con un convegno curato dal giornalista e cultore di storia locale Walter De Berardinis. La manifestazione cade dopo il “Giorno del ricordo” (10 febbraio) in memoria delle vittime delle foibe.
La figura e l’opera poco note di De Micheli (1881-1964), nato a Sebenico, morto a Pescara, sepolto a Giulianova, sono state riscoperte da De Berardinis, che con l’associazione Cerchi Concentrici ha anche fatto riparare e ricollocare la lapide ricordo del poeta, posta nel 1965 sulla sua ultima residenza rosetana in via Piave. «Giornalista, scrittore e poeta, Antonio De Micheli fu docente di lettere e preside degli istituti superiori in Dalmazia, Istria, Udine, Parma e Trieste», spiega De Berardinis «Durante la dominazione austriaca diventò irredentista scontrandosi con slavi e austriaci nelle sedi universitarie di Vienna, Graz, Innsbruck. Più volte sospeso dalle lezioni, si laureò all’università di Vienna in Filologia romanza e slava». Alla prima pubblicazione, nel 1908, “Le Antiche Leggende di Francesco di Assisi e la critica Francescana” seguirono altri saggi, testi scolastici per il governo italiano (poi ritirati e distrutti per il rispetto di etnia e cultura slovene), il dizionario tedesco/serbo-croato, raccolte di versi. Nel 1915 il liceo di lingua italiana di Pisino (Istria) dove De Micheli insegnava fu soppresso dalle autorità austriache e lui e la famiglia internati a Wagna. Una volta tornato iniziò la campagna irredentista su “Il Lavoratore”. Nel 1921 entrò nella redazione de Il Popolo di Trieste, dove conobbe il teatino Donatello D’Orazio e dalle cui colonne si batté fino agli anni Trenta per l’insegnamento della lingua italiana negli istituti di Istria e Dalmazia. «Nel 1954 visita la costa adriatica per vedere la sua Dalmazia. S’innamora di Roseto, dove è ospitato dalla letterata Angiolina Scavongelli Giannuzzi», sottolinea De Berardinis. A Roseto partecipò alla vita sociale e culturale e nel 1964 compose l’inno cittadino “Melodia delle rose”. Nel 1962 pubblicò “I segni dell’Apocalisse” con l’editore teatino Solfanelli. Nel convegno dell’11 febbraio “Antonio De Micheli, l’esodo giuliano-dalmata e le foibe” (palazzo del Mare, ore 9.30) con De Beradinis interverranno docenti, storici e giornalisti, tra i quali William Di Marco, Mario Giunco, Francesco Pincelli, Oscar Buonamano. (afu)
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