Delfico, Di Costanzo, Münter e i misteri della massoneria

30 Giugno 2020

“Gli Illuminati. Un filo rosso tra la Baviera e l’Abruzzo” è il nuovo libro di Serpentini e Di Giovanni: cinquecento e più pagine di storie finora segrete

Un’altra approfondita ricerca ha portato frutti inaspettati agli studiosi Elso Simone Serpentini e Loris Di Giovanni che in quest’ultimo lavoro editoriale, “Gli Illuminati. Un filo rosso tra la Baviera e l'Abruzzo”, di recentissima uscita, edito dal Centro Studi per la Storia della Massoneria in Abruzzo per i tipi di Artemia Nova Editrice, regalano al lettore cinquecento e più pagine di storie finora segrete. Storie che vengono svelate sulla base di una ricca documentazione tratta da pubblicazioni settecentesche ed ottocentesche, ma anche da documenti conservati in diversi archivi di tutta Europa – fra Amburgo, Copenaghen, Berlino, Vienna – oltre che in quelli abruzzesi – l’Archivio di Stato e la Biblioteca Delfico di Teramo – dove sono riposti gli originali di alcune lettere scambiate dal teramano Melchiorre Delfico (1743-1835) e Friederich Münter che, insieme all’aquilano Costanzo Di Costanzo (1755-1810), sono i protagonisti di questo interessante volume.
La storia comincia il 1° maggio del 1776, in quella che viene definita la “notte delle streghe”, ad Ingolstad, quando fu fondato l’Ordine dei Perfettibili, poi rinominato Ordine degli Illuminati, da un professore della locale università, Adam Weishaupt, e da un gruppo di suoi studenti. Come raccontano gli autori, l’Ordine si diffuse ben presto in tutta la Baviera, da qui il nome di Illuminati di Baviera, grazie all’opera di alcuni agenti reclutatori, il cui compito era quello di fare proseliti nell’ambito delle logge massoniche tedesche e poi europee, infiltrandole dall’interno, scalandone così i vertici per poi condizionarle e dirigerle verso i propri obiettivi, che consistevano nella negazione dei troni e degli altari.
Uno di questi agenti che agivano nella massima segretezza, fu proprio un abruzzese, Costanzo Di Costanzo, figlio cadetto del duca di Paganica, trasferitosi giovanissimo in Germania per non indossare una veste religiosa, come avevano dovuto fare i suoi numerosi fratelli e sorelle, meno l’unico, il primogenito Giovanni, destinato a succedere al padre Ignazio nel ducato. Militare a Monaco, era stato avviato dal cognato alla massoneria e poi tra gli Illuminati, assumendo il nome iniziatico di Diomede. Agendo nell’ombra con questo nome, ebbe il grande merito di iniziare tra gli Illuminati il barone von Knigge, colui che riuscì a dare all’Ordine una svolta che lo portò a una straordinaria diffusione. Parte così un filo rosso che lega la Baviera e l’Abruzzo e si svolge dal gomitolo intricato che Serpentini e Di Giovanni, profondi conoscitori della massoneria abruzzese alla quale hanno dedicato diversi lavori tra i quali “La storia della Massoneria in Abruzzo”, hanno ripercorso in questa pubblicazione.
Il libro presenta dunque le biografie dei tre personaggi in diverso modo collegati al mondo enigmatico e intricato dell’Ordine degli Illuminati, ancora oggi avvolto nel mistero e accusato di satanica pervasività delle coscienze e delle istituzioni, di essere portatore di sconvolgimenti sociali, religiosi e politici, sottolineano gli autori. Il danese Münter (1761-1830), nativo di Gotha, era dei tre il più giovane e costituì il terzo vertice di un triangolo assolutamente particolare, essendo senza ipotenusa, di fatto un triangolo a tre vertici e due lati, mancando un collegamento diretto tra due dei vertici, Delfico e Di Costanzo, come spiegano Serpentini e Di Giovanni. Tutti e tre frequentarono logge massoniche e cenacoli latomici. Di Costanzo fu degli Illuminati il più efficiente “agente reclutatore” nell’area tedesca. Münter effettuò un viaggio in Italia come agente segreto, con il compito di diffondere l’Illuminatismo nella penisola italiana, a Roma e nel Regno di Napoli, infiltrando la libera muratoria partenopea come Di Costanzo e altri “reclutatori” avevano fatto in Germania.
I due si incontrarono a Roma, segretamente, e poi continuarono a scambiarsi informazioni sugli sviluppi dell’Illuminatismo italiano. Delfico incontrò Münter e tenne poi una lunga corrispondenza epistolare con lui, anche quando il danese diventò vescovo di Copenaghen. “Gli Illuminati” prosegue nella narrazione fra somiglianze e dissomiglianze, coincidenze reali o mancate, che riguardarono anche la fine della vita dei protagonisti. Delfico morì a 91 anni, circondato dall’affetto della famiglia. Münter morì da vescovo, riverito dai suoi fedeli a 69 anni. Di Costanzo morì ad appena 55 anni, «di consunzione», a Vienna, dove fu sepolto.
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