Dente in acustico: «Canto canzoni di libertà totale»

12 Ottobre 2018

L’AQUILA. Il suo nome di battesimo è Giuseppe, ma tutti ormai lo conoscono come Dente, il soprannome che lo zio gli diede quando aveva 13 anni. È diventato un musicista quasi per caso: un...

L’AQUILA. Il suo nome di battesimo è Giuseppe, ma tutti ormai lo conoscono come Dente, il soprannome che lo zio gli diede quando aveva 13 anni.
È diventato un musicista quasi per caso: un discografico lo ascoltò durante un concerto che gli avevano organizzato alcuni amici e gli propose un contratto. A dodici anni dall’esordio, Dente è ormai considerato come uno dei cantautori italiani più bravi e originali. Reduce dal successo dell’ultimo album – “Canzoni per metà” – e dal tour condotto insieme allo scrittore Guido Catalano, Dente si esibirà all’Aquila oggi, alle 19.30, all’Auditorium del Parco, nell’ambito del Festival della Partecipazione. Il cantante originario di Fidenza (Parma) sarà – insieme a Colapesce e Cisco, l’ex leader dei Modena City Ramblers – uno degli ospiti musicali del festival. Dal suo ultimo disco sembra emergere un senso di fluidità e smarrimento che sono anche alcuni dei temi sui quali verte il Festival, il cui concept è “Sogni, incubi e realtà. Democrazia e partecipazione nell’era dell’incertezza”. Sono temi che si riflettono, in generale, nella vita culturale del Paese. Le paure, il senso di incertezza che caratterizzano la nostra epoca vengono percepite anche dagli artisti, che in fondo sono cittadini come tutti gli altri. E’ sempre stato così, in tutti i decenni.
La realtà si riflette nell’arte e nella cultura, che lo si voglia o no. Musicalmente e concettualmente, “Canzoni per metà” è un disco molto anni ’70. E’ d’accordo?
«Sì. Mi sono sempre rifatto a cose passate, i ’60 e i ’70 sono due decenni che amo particolarmente. Direi che questo disco è anni Settanta soprattutto nelle intenzioni. Volevo fare un album di libertà totale, senza badare a nessun tipo di regola. E infatti è un disco che contiene canzoni “strane”, molto brevi, senza ritornello o senza storie».
Che concerto sarà quello dell’Aquila?
«Porterò le mie canzoni in una versione acustica e solitaria. Mi esibirò alla chitarra e anche al pianoforte».
Nella sua vita non c’è solo la musica. Qualche anno fa ha fatto il suo esordio nella letteratura, pubblicando per Bompiani un libro per l’infanzia, “Favole per bambini molto stanchi”. Scrive ancora al di fuori della sua attività di musicista?
«No, tendenzialmente no. Quel libro è nato molto per gioco. A un certo punto mi ritrovai a scrivere favole per bambini molto brevi, storie a ridotte all’osso. Arrivai a scriverne tantissime e rileggendole mi sembrò un peccato lasciarle dentro un cassetto. Iniziai a chiedere a qualche editore se era interessato a pubblicarle. Mi risposero tutti di no perché, anche se il libro era bello, sarebbe stato difficile “collocarlo” commercialmente. Elisabetta Sgarbi, che all’epoca lavorava ancora alla Bompiani e alla quale, peraltro, non avevo mandato il manoscritto, lo lesse, se innamorò e volle pubblicarlo. Alla fine è andato molto bene, ha venduto tanto ed è una delle cose di cui vado in assoluto più fiero».
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