Depardieu: «Ho fatto l’attore perché non mi piace lavorare»

23 Maggio 2015

CANNES. «Ho fatto l’attore perché non volevo lavorare: è un puro piacere e poi si guadagnano molti soldi». A Cannes, ieri, è stato il giorno di Gerard Depardieu, in concorso con Valley of Love di...

CANNES. «Ho fatto l’attore perché non volevo lavorare: è un puro piacere e poi si guadagnano molti soldi».

A Cannes, ieri, è stato il giorno di Gerard Depardieu, in concorso con Valley of Love di Guillaume Nicloux. Malgrado si tratti di una pellicola francese al 100% (la coprotagonista è una magnifica Isabelle Huppert), l’istrionico attore confessa candidamente: «Vedo pochi film francesi. Mi piacciono le serie televisive e i film con effetti speciali pazzeschi». Gerard Depardieu e Isabelle Huppert hanno girato nella Death Valley, in California, per raccontare una storia intima di due ex coniugi il cui figlio si è ucciso.

Questi gli ha lasciato una lettera in cui gli chiede di recarsi in un giorno e orario precisi nella «valle della morte» dove potranno rivederlo ancora una volta. I due sono messi di fronte a un dilemma interiore.

«Ho trovato questa storia straordinaria», dice Depardieu. «Il film si concentra da una parte su dettagli semplici e allo stesso tempo violenti. Lo avvolge un certo misticismo e qualcosa di fantastico. I due protagonisti sono messi di fronte a interrogativi a quali è difficile dare delle risposte. Questo film mi ha ricordato le opere di Lovercraft».

Gli fa eco Isabelle Huppert, al festival anche con un altro film in concorso (Louder Than Bombs di Joachim Trier): «Valley of Love parla di qualcosa di inaspettato e il fatto di averlo girato nella Death Valley ci ha aiutato a immergerci quasi in un altro pianeta. I personaggi si trovano infatti a percorrere a un certo punto una strada iperrealistica. La dimensione intima dunque si scontra con quella misteriosa». Il regista lo definisce «un film introspettivo di cui Depardieu ne è il cuore pulsante».

L’attore francese per una volta non è in vena di show. Non si lascia andare ad atteggiamenti eccessivi. Durante la conferenza si scola d’un fiato una bottiglia d’acqua da mezzo litro. Niente di più. Anche quando in sala stampa gli chiedono della sua posizione sul conflitto tra Ucraina e Russia, a lui che ha passaporto di Mosca, risponde senza scomporsi: «Non ho niente da dire, conosco Putin e Viktor Yushschenko. La storia tra questi due Paesi è complicata. Sono scioccato. Amo gli ucraini, sono stato spesso lì, ma che cosa posso dire sul conflitto? Non mi piacciono né i conflitti, né le guerre».

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