Di Eusanio: sarò un’infermiera tosta e buona

L’attrice teramana nel medical drama “Doc – Nelle tue mani” da giovedì su Rai 1: «Ora guardo film e documentari e scrivo»
TERAMO. Da giovedì sera entrerà in casa nei panni rassicuranti della caposala Teresa Maraldi, uno dei personaggi della nuova serie di Rai1 “Doc – Nelle tue mani”.
L’attrice teramana Elisa Di Eusanio, brava interprete di teatro, cinema e televisione, è nel cast del medical drama prodotto da Lux Vide per la prima serata della rete ammiraglia della Rai, con Luca Argentero nel ruolo del protagonista, il dottor Andrea Fanti. Un prodotto che, nel narrare impegno quotidiano e vicende professionali e umane del personale sanitario di un immaginario ospedale milanese, diventa il quanto mai attuale racconto di un’eccellenza nel momento in cui uomini e donne della Sanità si prodigano contro il Covid-19. Sedici gli episodi di “Doc”, riuniti in otto puntate. «Filo conduttore è la vicenda del dottor Fanti, ispirata alla storia vera di Pierdante Piccioni, primario di Pronto soccorso, da lui stesso raccontata nel libro “Meno dodici”», spiega Elisa Di Eusanio al Centro, al telefono da Roma «Dopo un trauma cerebrale Fanti perde la memoria degli ultimi 12 anni della sua vita. La trama ruota sul reinserimento di Fanti nella sua professione e nella sua esistenza. In ogni episodio alla line story verticale dei casi di puntata si affiancano le linee orizzontali delle vicende personali di medici e specializzandi. È un medical drama all’americana, alla Grey’s Anatomy, per qualità, dinamismo della regia di Jan Michelini e Ciro Visco, montaggio veloce».
Chi è il suo personaggio Teresa Maraldi?
È la caposala del reparto Medicina interna. Molto vicina a Fanti, un po’ il suo braccio destro, votata al lavoro, punto di riferimento di medici e pazienti. Empatica, materna, decisa ma accogliente, tiene in riga gli specializzandi e vuole che tutto fili liscio nel reparto. Il lavoro in ospedale è la sua missione e il suo amore.
L’opposto della debordante Letizia interpretata in “Benedetta follia” di Verdone.
Tutto il contrario. Ho dovuto fare un lavoro impegnativo di estrema misura, asciugando la mia esplosività ed esuberanza. Credo di essere stata scelta anche per le mie caratteristiche da comedy, ma le battute che mi sono affidate sono più secche, trancianti.
Quando avete girato e dove?
Abbiamo girato a Roma, a Formello, negli studi Lux Vide in cui è stato ricreato un ospedale. Tutti abbiamo fatto training al policlinico Gemelli. Le riprese sono iniziate il 16 settembre e dovevano proseguire sino a fine marzo, ma il set è stato prudentemente chiuso. La Rai ha deciso di mandare intanto in onda le prime 4 puntate con 8 episodi.
L’emergenza ha fermato il cammino di “Neve di Carta”, lo spettacolo di Letizia Russo dal libro di Annacarla Valeriano sul manicomio di Teramo che col suo compagno Andrea Lolli stava rappresentando.
Sto però lavorando per muoverlo nella prossima stagione. Tornerà sicuramente a Roma e farà altre date in Italia.
Come passa il tempo in casa?
Non ho mai avuto tante cose da fare come ora. Sto scrivendo una nuova pièce, un monologo, sul problema delle dipendenze patologiche. “Neve di carta” mi ha fatto capire che voglio fare un teatro immerso nel sociale. Poi, ho appena letto “Le lacrime di Nietzsche” (Neri Pozza) di Irvin D. Yalom, bel libro sulla nascita della psicoanalisi, ma raccontata in forma di romanzo. Inoltre sto approfondendo temi che, a me vegana, stanno a cuore e su cui conduco la mia battaglia anche sui social. Letture sul cambiamento climatico, sullo sfruttamento delle risorse naturali e del mondo animale con gli allevamenti intensivi e le ripercussioni di ciò sull’ambiente, come il saggio di Jonathan Safran Foer “Se niente importa” (Guanda).
In tv cosa vede?
Io e Andrea abbiamo una filmografia pazzesca. Su Sky vediamo laqualunque. L’altra sera “The Mule”, bellissimo, di Clint Eastwood, perso al cinema. Su Netflix guardo documentari. E su You Tube stiamo vedendo le lezioni magistrali tenute al Centro sperimentale di cinematografia da grandi come Mastroianni, Monica Vitti, Morricone...
La prima cosa che farete quando riprenderà la vita normale?
Una passeggiata di due ore e mezza fino al centro di Roma, io, Andrea e Angelino (il maltese della coppia, ndr) nel mio zaino.
Come immagina il dopo?
La mia indole ottimista si augura che tutti approfittino di questa sospensione per riflettere su come migliorare la qualità della vita, individuale, collettiva e del pianeta. L’Elisa pessimista vede che c’è poca inclinazione all’ascolto e al cambiamento. Eppure la natura a gran voce ci grida che stiamo tirando troppo la corda. Questo tempo ci costringe a fermarci, a smettere di correre, bisogna capire i messaggi della natura. O ci salviamo o la natura seguirà il suo corso, lasciando spazio a qualcuno più intelligente di noi.
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