Di Nisio premiato al Tagore film festival

14 Novembre 2020

Riconoscimento al regista di Chieti per un documentario dedicato all’Abruzzo

PESCARA. Un prestigioso riconoscimento internazionale per un documentario di un giovane regista chietino che esprime l'amore per la sua terra, l'Abruzzo, denunciando le dinamiche che attentano alla bellezza ed autenticità, mettendo a fuoco le possibili cause di decadenza politica e economica.
Il suo titolo è “La radice del male”, a firma del 32enne regista Davide Di Nisio, premiato come miglior film documentario, nella tredicesima edizione del Tagore international film festival di Bolpur in India, dedicato al grande poeta premio Nobel e tra i principali del continente asiatico, molto influente nelle piattaforme web mondiali.
Con questo riconoscimento La radice del male è entrato nella rosa del Festival Sun of the east award di Bolpur, nel quale possono prendere parte solo i film premiati durante l'anno nell'intero continente asiatico. «Questo premio», spiega il regista «è per me un motivo di orgoglio perché evidentemente quello che ho provato a raccontare nel documentario, la crisi dell'agricoltura e l’involuzione urbanistica delle città non sono dinamiche e problemi circoscritti all'ambito locale. Ho filmato i luoghi a me cari e che meglio conoscevo, prendendoli a modello universale. Il fatto che il film stia avendo ottime accoglienze anche in luoghi apparentemente lontani, ne avvalora la tesi di fondo».
Nel film documentario, con protagonisti gli attori pescaresi Fabrizio Eleuterio e Matia Roio viene fatta una disamina di come le scelte politico-economiche nazionali, prima ancora che regionali unitamente alle politiche territoriali amministrative, abbiano danneggiato il settore agricolo, distrutto il paesaggio e deturpato l'aspetto estetico delle città.
La lente di questo film si sofferma sull’incontrollato moltiplicarsi dei capannoni industriali e centri commerciali della Val Pescara, sulla crisi del comparto zootecnico nel Teramano, vittima della politica dei prezzi imposti dalla comunità europea che ha messo in ginocchio i piccoli allevamenti, assieme al progressivo aumento dei costi di gestione e al crollo del valore dei prodotti accaparrati dai grossisti.
La tappa negli uliveti del chietino racconta la concorrenza spietata che i big della produzione olearia esercitano sui piccoli produttori legati ancora alla qualità e all'etica del loro mestiere.