Di Pietrantonio: «Le donne di oggi? A caccia di tempo»

8 Marzo 2015

La scrittrice abruzzese: la vita dovrebbe raddoppiare a volte si è costrette a rinunciare ai diritti conquistati

PESCARA. Dice di scrivere mentre tutti gli altri dormono, Donatella Di Pietrantonio, la scrittrice abruzzese (è nata ad Arsita, ma vive a Penne»), che come nessun altro in questi anni è riuscita a riportare al centro della letteratura quel modo di essere donna - e femmina - che ancora silenziosamente sostiene il mondo. E forse lo salva.

In occasione dell’8 marzo le abbiamo rivolto alcune domande.

In questi giorni molti quotidiani italiani si sono concentrati sulla spinosa questione della parità nei vari ambiti: economico, politico e sociale. Nel mondo della letteratura come vanno le cose?

Personalmente non ho notato particolari problematiche discriminatorie di genere, anzi mi sembra che le scrittrici siano abbastanza presentate e promosse nel panorama letterario italiano, al pari degli uomini. Anche nel mio caso, non ho patito per proporre e pubblicare il mio esordio.

Qualcuno ha addirittura definito “femmina” il romanzo nel XXI secolo. E’ così?

Io non so se sia così e se nei prossimi anni sarà così. So però che a volte siamo brave a farci male, per cui accanto a esempi luminosi di letteratura al femminile troviamo purtroppo anche molta paccottiglia erotico sentimentale che fa molto mercato, ma poca sostanza. Questo sì, sicuramente è un fenomeno forte che ha portato a galla molta sub letteratura, e che non può essere taciuto. Io mi sento lontana dagli stereotipi, dalle celebrazioni, mi auguro solamente per il futuro tanta bella letteratura, di quale genere non importa. Non faccio il tifo per la letteratura di genere, ma per la qualità di quanto viene scritto. Mi preoccupa di più ciò che sta accadendo nel mondo editoriale in termini di accorpamenti e di concentrazioni editoriali, piuttosto che se la letteratura in questo secolo sarà più o meno femminile.

Per una donna oggi è più importante potersi appellare a dei diritti o avere il tempo e la possibilità di poterli esercitare?

Bella domanda, difficile, perché il punto infatti è proprio questo: spesso è la mancanza di tempo a impedire alle donne di portare avanti tutte le proprie mansioni. Il tempo manca soprattutto e di più alle donne perché persistono delle situazioni di cui si parla pochissimo, che legano ancora molto la donna ai ruoli tradizionali, accanto a quelli più moderni. La donna è costretta a correre di più, a rincorrere sempre di più il tempo. La sua vita dovrebbe quasi raddoppiare per farci rientrare tutto, per cui a volte si è necessariamente costrette a rinunciare ai diritti conquistati.

A proposito dei ruoli tradizionali, chi sono le tue donne, le donne abruzzesi dei tuoi romanzi?

Ho cercato di mettere nei miei romanzi un po’ tutte le donne abruzzesi: da quelle più anziane, portatrici di tradizioni e della ricchezza culturale del “saper fare”, fino a quelle dell’attualità, donne che dai modelli tradizionali sono partite, evolvendosene e infine distaccandosene. Ma che comunque partono da una matrice ben definita.

Altro tema caldo di questi giorni quello sollevato dalla Boldrini in merito alla questione linguistica delle declinazioni di genere. Donatella Di Pietrantonio si definisce scrittore o scrittrice?

Faccio già fatica a definirmi scrivente, figuriamoci! (ride) Le questioni linguistiche non mi appassionano molto, mi viene da definirmi scrittrice ma solo perché questo è l’uso corrente e ne trovo gradevole il suono.

Il suo essere madre, medico e moglie cosa toglie – e cosa dà – al mestiere di scrittrice?

Su questo punto ho ben chiaro che mi dà tantissimo e mi toglie pochissimo: quello che mi dà è molto, molto di più di ciò che mi toglie. Questo perché non sono una scrittrice metodica, tematica… Il tempo che dedico alla scrittura è poco, ritagliato dagli altri impegni. Spesso scrivo la mattina presto, quando ancora tutti dormono. Quello che mi dà il vivere in un ambito famigliare, di relazioni affettive importanti è davvero tanto, materiale umano fondamentale.

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