Di Tonno: sul palco di casa sarò Capitan Uncino un fumetto un po’ ridicolo

L’artista a fine gennaio al Massimo di Pescara con “Peter Pan – Il musical” «Mi sto divertendo molto: è un grande cartoon, un nuovo mondo per me»
PESCARA. «Capitan Uncino mi è sempre piaciuto più di Peter Pan». Una nuova avventura per il “cantattore” montesilvanese Giò Di Tonno che, riposta – almeno per il momento – la gobba di Quasimodo, è tornato sulle scene nelle vesti del celeberrimo pirata, tra i protagonisti di “Peter Pan - Il musical”. Era il 2006 quando lo spettacolo, tratto dal romanzo di James Matthew Barrie, ha debuttato al teatro Augusteo di Napoli. Nella stagione teatrale 2006/2007 è stato il più visto in assoluto in Italia, record che ha bissato in quella successiva. Di grande impatto visivo, immerso in un’atmosfera incantata e impreziosito dalla straordinaria colonna sonora firmata da Edoardo Bennato, il musical ha affascinato finora oltre un milione di spettatori ed è stato insignito di prestigiosi riconoscimenti. Diretto da Maurizio Colombi, dopo un’anteprima a Lugano e una data a Parma, andrà in scena all’Arcimboldi di Milano dal 21 dicembre al 14 gennaio, per poi sbarcare al Brancaccio di Roma. Una nuova produzione con un cast quasi del tutto rinnovato, che farà tappa anche al Massimo di Pescara il 30 e 31 gennaio dalle ore 21 (organizzazione Best Eventi).
Giò, una nuova avventura, nel ruolo di Capitan Uncino. Come la sta vivendo?
In maniera entusiasmante. Sono molto felice per tanti motivi. Uno di questi è che ho sempre apprezzato molto Bennato, fin da quando ero ragazzo, come mi era successo per Cocciante. Questi ruoli così importanti nell’immaginario collettivo, tratti dalla letteratura, rappresentati molto al cinema, sono sempre affascinanti. Mi sto divertendo molto: questo musical è un grande cartoon, un nuovo mondo per me.
Il suo personaggio le piaceva prima di interpretarlo?
Il personaggio di Capitan Uncino mi piaceva più di quello di Peter Pan. Non mi sono mai sentito Peter Pan, diciamo che il mio lato fanciullesco, che non vuole crescere, è nel mio lavoro. Ho la fortuna di fare in mestiere in cui puoi sentirti un eterno ragazzo, interpreti tanti ruoli, diventi un eroe quasi immortale, com’è accaduto con Quasimodo. Questo mestiere ti consente di mantenere sempre vivo dentro di te quel famoso “fanciullino”. Nella vita, invece, sono sempre stato uno concreto, mi sono sempre assunto responsabilità, ecco perché sono sempre stato più affascinato da Capitan Uncino piuttosto che da Peter Pan. Il mio, però, è anche un personaggio divertente: è un nobile un po’ decaduto, lo abbiamo costruito come un fumetto; all’apparenza è imponente, una bella figura che incute timore nei bambini, ma poi si scopre anche il suo lato umano, scanzonato, a tratti un po’ ridicolo.
Cosa ne pensano i suoi due bambini?
Sono molto felici. Il più grande ha passato la sua fase “Peter Pan” qualche anno fa, un Carnevale si vestì proprio da Capitan Uncino. Il piccolo, invece, quando lo ha saputo, mi ha detto: “Papà, io voglio fare Spugna!”. Siamo in simbiosi totale, a casa mi aiuta a ripassare il copione, ci divertiamo interpretando io Capitan Uncino e lui Spugna. Verranno a Milano sotto le feste a vedermi. La “prima” vera e propria sarà questa del 21 agli Arcimboldi, dove trascorreremo diverse settimane prima di arrivare a Roma.
E si esibirà anche a Pescara…
Finalmente! Sono molto felice perché, a parte “Jekyll”, non sono mai riuscito a portare “Notre Dame” nella provincia di Pescara e neanche “I Promessi Sposi”. Ora, invece, sta succedendo, so che c’è stata una prevendita pazzesca alla notizia, ho visto la mia faccia in giro per la città come Capitan Uncino e sono contento perché tanti bambini, ma anche tanti adulti, potranno godersi questo spettacolo. Le canzoni di Edoardo Bennato sono conosciute da tutti, è un modo anche per la mia generazione di rivivere quel periodo e le sue atmosfere.
Cosa ha messo di sé nel personaggio di Capitan Uncino?
L’ironia sicuramente, molta ironia. Chi non mi conosce mi vede un po’ serioso, invece ho un lato goliardico, ironico. Ho aggiunto anche delle battute al copione e di questo devo ringraziare il regista Maurizio Colombi, che ha dato spazio a ognuno di noi di esprimerci. Abbiamo lavorato in un bel clima. Ho inserito qualche sfumatura bennatiana nelle canzoni, un mio piccolo omaggio.
Quasimodo è ormai un personaggio divenuto iconico. Cosa rappresenta per lei?
Lo metto in scena con grande rispetto, soprattutto nei tempi che viviamo in cui gli emarginati sono sempre più emarginati. Cerco di dargli una dignità, un’importanza che non è relegata solo all’interpretazione teatrale, ma cerco di andare oltre. Se il teatro ha una valenza sociale, dandogli questo peso, questa umanità, cerco di contrastare l’odio che stiamo vivendo da ogni fronte, da ogni latitudine, ahimè! È una sorta di battaglia la mia, nel senso che canterò sempre con grande amore e grande dignità, dando voce a chi si trova in una condizione analoga.