Dialetto e musica (colta e pop) per Turlendana a Lanciano Novella del Vate con ’Nduccio

LANCIANO. “Il racconto di Turlendana, storie di vini, mariti e cantine” arriva in prima assoluta al teatro Fenaroli di Lanciano domani 17 settembre, alle ore 21. La nuova produzione delle pescaresi...
LANCIANO. “Il racconto di Turlendana, storie di vini, mariti e cantine” arriva in prima assoluta al teatro Fenaroli di Lanciano domani 17 settembre, alle ore 21. La nuova produzione delle pescaresi Profumo di Scena e Compagnia teatrale Ennio Flaiano® – all’interno della 191° edizione delle Feste di Settembre – è una azione drammatico-narrativo-musicale per attore comico, attrice-narratrice, tre attori, fisarmonicista e sestetto di ottoni, liberamente ispirata a una novella di Gabriele d’Annunzio. La musica è di Paolo Rosato, coautore del testo insieme a Rossella Mattioli, che firma anche la regia, e a Germano D’Aurelio, in arte Nduccio, che vestirà i panni dell’eroe eponimo. Musiche eseguite daL vivo da Francesco Di Tizio alla fisarmonica e dal sestetto Gli ottoni di Claudio.
Nella raccolta “Le novelle della Pescara”, scritta da Gabriele d’Annunzio e pubblicata nel 1902, sono presenti, tra gli altri, due racconti che narrano del ritorno a Pescara di Turlendana (‘Turlendana ritorna” e “Turlendana ebro”), un curioso personaggio, partito per mare e, dopo una lunga assenza, dato per disperso, tanto da spingere la moglie Rosalba Catena, titolare di una cantina, a riprendere marito (e non uno solo!). Questa divertente vicenda viene presentata in una forma alquanto originale. Si alternano e si mescolano al suo interno melologo e dramma, forma mimetica e narrativa, registri alti e bassi, tanto nella musica — dal contemporaneo al popolare — quanto nella lingua, che alterna italiano e dialetto. ’Nduccio, in connubio perfetto con Turlendana, presenta una propria versione dei fatti, spesso in contrasto con quella “ufficiale” riportata da Gabriele. L’intreccio dannunziano si arricchisce allora di testimonianze, personalmente raccolte, che ’Nduccio-Turlendana ci riporta interrompendo il racconto principale e concedendo spazio alla sua nota verve comica. Scopriamo così, tra l’altro, che fino agli anni ’80 a Pescara era ancora attiva quella che si chiamava la “Cantina di Saullitte” e di cui ci parla d’Annunzio stesso. Con questo progetto la Compagnia Teatrale Ennio Flaiano®, fondata nel 2014 da Rosato e Mattiolifesteggia i suoi primi dieci anni di attività. «Ho sempre avuto a cuore il rapporto fra musica contemporanea e mondo dialettale e popolare», racconta Rosato, . «Fanno fede di ciò le tante messe in musica di testi dialettali di mio padre, il poeta Giuseppe Rosato, eseguite in vari festival di musica contemporanea dal 1992 all’anno scorso. Assistendo anni fa a una rappresentazione di Jenufa di Leos Janacek ho avuto l’idea di riprendere la novella di Turlendana e di scrivere della musica in stile misto. Ho sognato una orchestra che, durante l’esecuzione di un mio brano, veniva interrotta dal grido di Turlendana: “Aoh! ‘Nci sta nisciune aecche?” Ho poi realizzato che quello strano personaggio dannunziano non poteva che essere Nduccio. Io e mia moglie Rossella gliene abbiamo parlato e lui ha accettato subito di partecipare al progetto, collaborando attivamente con noi a una ulteriore riscrittura del testo».
«Avevo già fatto esperienza di teatro con la T maiuscola, ma mi era stato chiesto di essere un attore diverso da me stesso», spiega D’Aurelio. «Nduccio serviva forse più per attirare pubblico che per dire o dare qualcosa di suo allo spettacolo. Questa volta invece si è realizzato un connubio perfetto tra il personaggio di Turlendana e Nduccio, che poi sono io, visto che posso aggiungere qualcosa del mio modo di essere e delle mie conoscenze a questa bella storia di Gabriele. Il Vate non me ne vorrà se qualche volta racconterò qualcosa che forse neppure lui sapeva!» .