Dieci storie di donne, lavoro e discriminazione

A Tortoreto stasera va in scena “Senza giri di boa”, la rivolta social diventata spettacolo teatrale
TORTORETO. Dopo l’esordio dello scorso anno al Festival Internazionale di Ferrara e all’Auditorium de La Nuvola nella Capitale, il collettivo “Senza giri di boa” arriva a Tortoreto con la seconda tappa, aperta gratuitamente al pubblico, dello spettacolo che racconta l’ordinaria resistenza femminile sul lavoro, attraverso dieci racconti di vera e quotidiana discriminazione di genere, senza distinzione di età, stato civile, provenienza geografica e ambito occupazionale. Sotto accusa anche il modello produttivo h24. L’appuntamento, nell’ambito della rassegna estiva 2023, è alle ore 21 in piazza Campo della Fiera.
Nato dall’omonimo libro edito da Paper First e dal podcast, Senza giri di boa è un racconto corale che scatta la fotografia del modello lavorativo italiano, colmo di contraddizioni e storture, che premia la disponibilità h 24, cancellando i diritti e l'importanza del tempo di vita privata. Un modello che certamente riguarda gli uomini, ma che schiaccia in maniera preponderante le donne. Diretto da Tiziana Foschi e accompagnato dalle musiche di Pasquale Filastò, il collettivo Senza giri di boa offre uno spunto che guarda verso un’alternativa lavorativa e sociale più giusta ed equilibrata.
Nel susseguirsi di questi racconti, ciò che emerge con forza è l’importanza della qualità del lavoro, anziché la quantità. Così il tempo libero smette di essere privilegio e si trasforma in diritto. Uomini e donne diventano alleati, con lo stesso stipendio a parità di ruoli, condividono il medesimo carico mentale all’interno delle mura domestiche e hanno uguali diritti e doveri nei confronti dei figli. Figli che, da ostacolo alle aspirazioni e alla carriera, diventano un valore non solo per chi li mette al mondo, ma anche per la comunità.
Senza giri di boa nasce sull’onda della protesta sorta a seguito delle parole pronunciate in un’intervista al giornale Il foglio dall’imprenditrice Elisabetta Franchi sul tema donne e lavoro nel mondo della moda, quando aveva confessato di non assumere donne giovani per il timore che possano avere figli. «Faccio una premessa», aveva detto la stilista, «Io le donne le ho messe, ma sono anta, ancora ragazze ma ragazze cresciute. Se dovevano sposarsi si sono già sposate, se dovevano far figli li hanno fatti, se dovevano separarsi hanno fatto anche quello. Diciamo che io le prendo dopo i quattro giri di boa. Sono tranquille e lavorano h 24».
Dopo aver raccolto centinaia di storie e accolto migliaia di adesioni spontanee sui social, venti giornaliste hanno deciso di dare voce a chi finora non ha avuto la forza di reagire. Di qui lo spettacolo.