Diritti e omosessualità: al Lido il film-manifesto dell’ispirato Amelio

7 Settembre 2022

Con Lo Cascio e Germano anche la pescarese Sara Serraiocco Grande prova per Swinton, applausi al docufilm su Sergio Leone

VENEZIA. Dopo la bolgia di lunedì, il settimo giorno di Venezia 79 torna alla routine festivaliera con anteprime, tappeto rosso e decine di eventi collaterali. Il film del giorno è Il signore delle formiche di Gianni Amelio, quarto dei cinque registi italiani in gara per il Leone d'oro, con Luigi Lo Cascio, Elio Germano, Leonardo Maltese e l’attrice pescarese Sara Serraiocco. Al termine della proiezione, il film ha raccolto undici minuti di applausi: tutti commossi gli attori, ma Amelio di più e ha pianto a lungo davanti alla platea del Palazzo del cinema.
Walter Hill, il cineasta di Guerrieri della notte e di 48 ore, con l'applaudito western al femminile Dead for a dollar con Willem Dafoe e Christoph Waltz, fuori concorso, è la passione cinefila di giornata. Non a caso programmato nel giorno in cui a Venezia Classici è passato il documentario Sergio Leone, l'italiano che inventò l'America di Francesco Zippel, accompagnato dai figli dell'immenso regista, Francesca, Raffaella, Andrea.
Per il concorso, oltre al nostro Amelio è stato il giorno di The Eternal daughter, in cui la regista inglese Joanna Hogg offre alla camaleontica Tilda Swinton sia la parte della figlia che quella della madre, l'opportunità per una magnifica performance, quasi una improvvisazione, senza sceneggiatura e con pochi dialoghi, con al centro l'elaborazione del lutto. Un film di fantasmi e memorie, in cui la presenza materna è evocata giusto il tempo per lasciarla andare.
Con Il signore delle formiche, in sala da domani, si parla del Sessantotto, di diritti civili, della società che considerava invertiti da curare gli omosessuali, «una grandissima storia d'amore» ha detto il regista. Aldo Braibanti, poeta, drammaturgo, scrittore, artista di un paese della pianura padana, Fiorenzuola d'Arda, finisce sotto processo a Roma con l'accusa di plagio e condannato a nove anni, dove plagio sta per storia omosessuale (che non era un reato però) con un giovane studente, cui furono praticati l'elettroshock e le cure in ospedale psichiatrico per volere della famiglia. Lo studente “plagiato”, l'esordiente Leonardo Maltese, si chiama Ettore, non il vero nome del ragazzo con cui Braibanti andò a vivere a Roma. «Una scelta», ha spiegato Amelio, «perché la famiglia vuole essere un simbolo di allora, la madre non è un mostro, per lei l'elettroshock è guarigione, vive all'interno di quella società, non voglio giustificarla ma voglio capirla per il suo tempo». Elio Germano è Ennio, giovane giornalista dell'Unità che vuole raccontare il processo a Braibanti senza censure, costi quel che costi, in un'epoca in cui il Pci era un partito bigotto in tema di relazioni personali. «Sulle libertà individuali il Pci è stato sorpassato a sinistra e continua ad esserlo anche oggi, quel che rimane di quel partito è distante da certe questioni, le persone sono più mature dei propri rappresentanti politici», osserva Elio Germano. La storia del film riporta indietro nel tempo, togliendo dall'oblio un caso clamoroso (c'è Emma Bonino in una immagine del film a ricordare l'impegno dei radicali), la persecuzione di un intellettuale e del suo compagno per motivi sessuali. Incredibilmente sembra tutto molto vicino. «In campagna elettorale una candidata (Giorgia Meloni ndr) ha detto “accontentatevi delle unioni civili”», dice il regista, «peccato che lo stesso giorno sia girato il video di una donna che chiamava la polizia per aver visto due omosessuali baciarsi. Ancora oggi l'omosessualità è considerata devianza che può turbare i bambini, purtroppo la mentalità è confondere omosessualità con pedofilia che è il peggiore dei crimini possibili, mentre omosessualità è amore. Io spero tanto che Il signore delle formiche dia coraggio a chi non può averlo, vorrei fosse un film ottimista nonostante parli di una delle pagine più scure della giustizia italiana», ha concluso Amelio, che ha svelato di «aver vissuto sul set una storia d'amore molto tormentata», mentre ha fatto rumore una polemica con un critico «per motivi personali».
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