Dive innamorate e ironiche sfilano alla Festa del cinema

ROMA. Ironiche in dolce attesa, low profile, fluttuanti e innamorate: un divismo moderno ha sfilato sul red carpet della seconda giornata della Festa del Cinema di Roma. Il glamour è arrivato all’ombr...
ROMA. Ironiche in dolce attesa, low profile, fluttuanti e innamorate: un divismo moderno ha sfilato sul red carpet della seconda giornata della Festa del Cinema di Roma. Il glamour è arrivato all’ombra del cupolone con Monica Bellucci e Miriam Leone, coprotagoniste di Diabolik, chi sei?, 3° episodio della fortunata saga dedicata al ladro gentiluomo. Sul red carpet serale le due star hanno dato il meglio di sé. Monica Belluccisi è vestita da Monica Bellucci – sinuosa, fasciatissima, ma per una volta in grigio anziché nel nero d'ordinanza – outfit passato decisamente in secondo piano rispetto al clamore dell’accompagnatore al suo braccio: Tim Burton, con il quale l'attrice marchigiana fa coppia fissa, per la prima volta con lei su un tappeto rosso. «Sono felice di aver incontrato un uomo che ha un'anima meravigliosa e poi anche un regista che stimo moltissimo», ha detto l’attrice, che nella sezione Special Screenings è protagonista di Maria Callas: lettere e memorie. Il docufilm racconta il tour internazionale dell’omonimo spettacolo teatrale interpretato da Monica Bellucci e diretto da Tom Volf. Un confronto tra due epoche, quella di oggi e quella di ieri, e la sintonia tra due donne artiste. La collega Miriam Leone ha affidato al red carpet capitolino la sua personalissima visione dello stile premaman, con un abito griffato Etro con una lunga treccia di tessuto sulla schiena. A convincere i è lo stile così low profile da risultare pacificamente snob di Kasia Smutniak.
A Roma ha presentato il coraggioso Mur, esordio alla regia dell’attrice polacca che «per scelta» vive in Italia che dopo la prematura tragica perdita del compagno abruzzese Pietro Taricone, da cui ha avuto la figlia Sophie, dal 2019 è sposata con Domenico Procacci, famoso produttore con Fandango. Poteva tranquillamente restare a casa, recitare quello che voleva, invece «quello che stava accadendo nel mio Paese a un certo punto non riuscivo più ad accettarlo», ha detto a Roma, «a stare da parte e già dopo aver accompagnato Diego Bianchi per il reportage di Propaganda Live avevo sentito che stava scattando qualcosa e così ho deciso di ascoltare il mio io profondo».
Ed ecco Mur, girato in prima persona, con attrezzatura ultraleggera di telefonini e piccole macchine cinematografiche. Un viaggio pericoloso, sfidante, con «l'urgenza di documentare quello che si stava cominciando a «costruire, nel silenzio generale, un muro di confine in acciaio lungo 186 km e alto 6 metri tra l'europea Polonia e la Bielorussia. Ieri è stato anche il giorno di Isabella Rossellini, 71 anni di bellezza, due genitori talmente mitici per la storia del cinema da mettere i brividi solo a pronunciarli – Roberto Rossellini e Ingrid Bergman – e poi la sua curiosità, il sorriso luminoso, l'affabilità. È modella, attrice, regista, contadina con la sua fattoria biologica, etologa e tanto altro. Alla Festa del cinema è premiata alla carriera. «Sono onorata di questa scelta del presidente Gian Luca Farinelli e anche commossa», dice. «Ci conosciamo da qualche anno, ha restaurato con la Cineteca tanti film di mio padre e siamo diventati amici. I miei genitori li porto con me anche oggi: ho scelto Stromboli per papà, un film che a guardarlo oggi è quasi uno choc per come era misera l’Italia di allora, e per mamma Sinfonia d'autunno, il suo ultimo film scelto come esempio di come essere attore». (lad’i)