Domenico Colantoni: la mia arte che piaceva a Moravia e De Chirico

Il pittore di Paterno di Avezzano racconta la sua carriera: «Ho iniziato a 15 anni facendo dei disegni che poi regalavo ai miei amici. Non avevamo ideologie né idee: dipingevamo ciò che accadeva»
Si incontrava ogni mattina al Caffè Greco in via Condotti a Roma con Giorgio De Chirico per fare quattro chiacchiere tra amici. Dipingeva il regista Robert Altman e la moglie ed era amato da Ira Fürstenberg e dalla borghesia romana. Ha conquistato mercanti e artisti, ma la sua terra non lo ha capito. Domenico Colantoni, artista poliedrico, è conosciuto in tutto il mondo per il suo modo di rappresentare la realtà nella pittura, nel cinema e nelle diverse forme di arte espressiva. Renato Barilli parlando di lui disse che «il rapporto di base che Colantoni stabilisce con la realtà è di tipo lucido e ossessivo: si potrebbe anche dire fotografico, se questo termine non fosse troppo neutro e indifferente: la fotografia non selezione mentre invece di selezione è capace l'occhio di questo artista». Partito da Paterno, frazione di Avezzano, con una matita in mano e una voglia di esprimersi, Colantoni è stato apprezzato da mercanti e artisti con i quali ha stabilito da subito un rapporto alla pari, un confronto costruttivo. In questi giorni, proprio nella sua città, è stata allestita una mostra “Colantoni marsicano” (nell’ex scuola Montessori) apprezzata anche dal critico d'arte Vittorio Sgarbi. Il Centro ha incontrato l'artista subito dopo l'inaugurazione dell'esposizione.
Partiamo dall'inizio. In che modo ha scoperto la sua passione per l'arte? Quali sono stati i suoi primi passi?
Forse a 15 anni. Ho iniziato semplicemente facendo dei disegni che poi regalavo ai miei amici. Tutto quello che accadeva intorno a me lo dipingevo, senza un preciso obiettivo. Non avevamo ideologie nè idee, eravamo dei ragazzi che si incontravano per trascorrere del tempo insieme. Io poi, tutto quello che vedevo lo riproducevo, ma solo per loro.
Molti pittori abruzzesi si sono formati all'estero dove poi sono stati apprezzati per la loro arte. Lei come ha scelto di affrontare questo passaggio?
Io mi sono ritrovato a Montevideo in Uruguay e lì ho vissuto e sono cresciuto artisticamente. Ho lavorato poco e spesso sono stato io a dare lezione agli altri artisti. Anzi posso dire che io dipingevo e loro copiavano. Vivere in un'altra nazione è sempre importante, ti permette di vedere realtà diverse e culture diverse. Io vivevo in un posto privilegiato a Punta del Este dove avevo una villa che mi avevano messo a disposizione i miei mercanti con vista sul lago. Per me però quella non è mai stata fonte di ispirazione. Io ho sempre dipinto con il cervello, con molta precisione e soprattutto stando attento a quello che facevo.
Ha incontrato nel suo percorso lavorativo personaggi illustri del mondo della cultura italiana e internazionale come Giorgio de Chirico e Alberto Moravia, ma anche Garzia Marquez e Michel Foucault che cosa ha preso da loro e che cosa ha dato loro?
Potrei usare una metafora per spiegare il rapporto che avevo con queste persone: un pesce che sta nell'acqua che fa? Nuota! E io nuotavo. Cercavo di prendere e dare tutto. Loro sono stati importanti per me, ma anche io lo sono stato per loro. Mi ricordo che Moravia dopo aver letto dei miei saggi scrisse che tutti i pittori sono grafologi, ma era difficile essere come Colantoni. Per questo prendeva in prestito le mie parole. Con De Chirico eravamo amici. Ci incontravamo tutte le mattine a colazione a Caffè Greco, in via Condotti, e parlavamo, ma non di quadri o di stili. Eravamo due persone legate che chiacchieravano del più e del meno e poi andavano a delle mostre condividendo la passione per l'arte.
In passato esistevano e famiglie nobili che adottavano i pittori nelle loro corti. Poi sono arrivanti i mercati e i ricchi committenti. Qual è stato il suo committente più importante è più esigente?
Io sono stato a Urbino a studiare poi sono tornato a Paterno con mia moglie e non avevamo nulla. Subito dopo andai a Roma e incontrai il mio più grande committente: Giulio Urbinati. Nel 1971 mi comprò 20 milioni di quadri. Dopo facemmo un piccolo contratto, io dipingevo e lui acquistava le mie opere. Da lì è iniziata la mia carriera. Mi ricordo che dissi a mia moglie: compriamo una casa o vediamo come vivono i ricchi? Presi un attico di 300metri quadrati a Roma. Una giornalista che si occupava di arte mi chiamò e mi disse che Ira Fürstenberg e il conte Nuvoletti volevano i miei quadri. Quindi facevo 40 acquerelli al mese e mia moglie Ornella faceva la modella. Venivano a casa mia produttori del cinema e mi invitavano alla prima dei film. Ero sempre in attività.
Molti pittori attraversano delle fasi che condizionano molto la produzione artistica. Cosa ha determinato le fasi della sua carriera?
Io posso affermare di essere andato dritto verso le nature morte cambiando lo stile del dipingere in Italia e all'estero. E in molti me lo riconoscono. Nella Marsica e in Abruzzo no, ma bisogna dire che c'è molta invidia.
Nelle sue opere spesso ha ritratto il regista Altman e la moglie. In che modo è riuscito a cogliere quelle essenze dei due che poi ha riportato nei suoi quadri?
Mi ha cercato Altman stesso subito dopo aver visto una mia mostra sulle coppie. Venne da me tramite amici comuni e mi chiede di dipingerlo, senza aggiungere altro. Osservandoli semplicemente li ho poi ritratti. Alcune di queste tele sono al Macro di Roma, molti particolari della coppia so che sono andati all'estero.
Si dice spesso che nessuno è profeta in patria e infatti la sua Avezzano molto spesso non ha risposto alle sue richieste d'aiuto. Ora però le ha dedicato una mostra che cosa ha significato questo per lei?
Ho mandato un saluto al sindaco Gabriele De Angelis con scritto che dopo tanta nebbia e sporcizia è arrivato un raggio di sole. Ho fatto molti quadri che ho venduto e oggi sono esposti ad Avezzano, sono orgoglioso. Purtroppo mi sono ammalato e non sono riuscito a vedere la mostra. L'Abruzzo è una terra che dà molto nel campo dell'arte della musica, ma spesso non riesce a valorizzare poi i suoi figli.
Cosa si sente di dire a questo Abruzzo?
Io in Abruzzo ci vivo, anche se spero ancora per poco perché non riesce a guardare oltre. Purtroppo qui o questa regione riesce a crescere e capire oppure continuare così è solo mediocre. Devo dire che artisti validi ci sono, qualcuno sulla costa. Per esempio Gigino Falconi è uno di questi.
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