Donna non angelicata ma vera, ecco chi era “La moglie di Dante”

Ma come, Dante Alighieri aveva una moglie? Certo, e non si chiamava Beatrice. Si chiamava Gemma: Gemma Donati, di una famiglia più importante di quella degli Alighieri. Era una donna vera, non una...
Ma come, Dante Alighieri aveva una moglie? Certo, e non si chiamava Beatrice. Si chiamava Gemma: Gemma Donati, di una famiglia più importante di quella degli Alighieri. Era una donna vera, non una creatura angelicata. Lei col grande poeta «ci ha mangiato e ci ha dormito», come si suole dire. Beatrice è spirito, idea, finzione poetica; Gemma è carne, sangue, dolore e resilienza. Solo che la Storia l’ha dimenticata e nella Divina Commedia brilla per la sua assenza. E attraverso i suoi occhi innamorati ma anche onestamente impietosi ci racconta un Dante privato, pieno di imprevedibili talenti, umanissimo e imperfetto, ambizioso, buon combattente, ottimo disegnatore, appassionato di musica, di caccia e soprattutto di donne, tormentato dal mal caduco e da complessi di inferiorità e sensi di colpa.
La narratrice delle donne nascoste torna proprio nell’anno delle celebrazioni dantesche e mostra a tutto tondo la figura di Gemma, una donna di rara forza, coraggiosa, passionale e intelligente, capace di badare a se stessa, al marito e ai figli in circostanze difficilissime. Anche stavolta in “La moglie di Dante” (Solferino) Marina Marazza ci propone un libro che ricostruisce un’epoca: la Firenze a cavallo tra il Duecento e il Trecento, con le Arti che premono per acquisire potere, i superbi magnati, gli ideali cavallereschi, le contese tra guelfi e ghibellini, le botteghe degli speziali alla cui arte anche Dante era iscritto, i musici e i giullari, gli eretici come Farinata e gli intellettuali di gran virtù e gran vizio come Brunetto Latini, le cacce al falcone e i tornei, il rimare cortese e i roghi in piazza, le crociate e i cavalieri Templari, le donne angelicate dai poeti e quelle vere costrette a una dura sopravvivenza, schiave o padrone, e poi l’amico caro Guido Cavalcanti e la sua fine tragica, il cavalier Corso Donati e le sue mire di potere, Giotto e i suoi capolavori... In un Trecento feroce e fiabesco di castelli, di duelli e di fazioni, di scomuniche e di santi, di capolavori dell’arte e di orrori, nel quale già nascere femmina è una iattura, Gemma sopravvive a tutto e a tutti, forte solo del suo grande amore.
Marina Marazza, milanese, ex manager editoriale, giornalista specializzata in storia, società e costume, divulgatrice storica, autrice e conduttrice radiofonica, saggista e romanziera, si distingue per la sua capacità di far rivivere come in una fiction personaggi e vicende autentiche del passato, con tale vivezza da portare il lettore dentro una rutilante macchina del tempo. Tra i suoi libri più recenti “L’ombra di Caterina” che ricostruisce il ritratto della sconosciuta madre di Leonardo da Vinci (Solferino 2019), “Io sono la strega” (Solferino 2020), ritratto di Caterina da Broni bruciata alla Vetra nel 1617, e infine “Miserere”, storia della figlia della Monaca di Monza (Solferino 2020). (lad’i)