Donne in manicomio, i fiori del male

Da oggi a Teramo una mostra sulla repressione psichiatrica durante il fascismo
TERAMO. Oggi alle ore 12, nella Biblioteca provinciale Melchiorre Delfico, il rettore dell’Università di Teramo Luciano D’Amico inaugurerà la mostra foto-documentaria dal titolo “I fiori del male. Donne in manicomio nel regime fascista” curata da Annacarla Valeriano e Costantino Di Sante, autori anche del relativo catalogo che sarà presentato, sempre oggi, alle ore 9.30, nell’Archivio di Stato di Teramo. Alla presentazione, presieduta da Carmela Di Giovannantonio, dell’Archivio di Stato, interverranno Maddalena Carli, storica dell’università di Teramo; Francesco Saverio Moschetta, medico psichiatra; Nicola Serroni, direttore del dipartimento di Salute mentale di Teramo; Roberto Fagnano, direttore della Asl di Teramo; Maria Teresa Spinozzi, della Soprintendenza archivistica per l’Abruzzo. Per l’occasione saranno esposti anche i documenti del Fondo archivio storico dell’Ospedale psichiatrico Sant’Antonio Abate. Nel pomeriggio, alle 17.30, nella Biblioteca provinciale, si terrà un reading musicale dal titolo “Lettere dal manicomio di Teramo” a cura di Maria Rosa Milani e Roberto Di Donato e intermezzi musicali del violinista e cantante Paolo Buconi.
La mostra, che rimarrà aperta fino al 31 marzo, e il catalogo, realizzati su iniziativa dell’università di Teramo e della relativa Fondazione universitaria, hanno ottenuto il patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri, del ministero per i Beni e le attività culturali, della Regione Abruzzo, della Biblioteca provinciale Melchiorre Delfico, della Provincia, della Asl e dall’Archivio di Stato di Teramo e dell’Istituto provinciale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche e dell’età contemporanea di Ascoli Piceno.
«L’idea di realizzare una mostra sulle donne ricoverate in manicomio durante il periodo fascista», si legge nella nota introduttiva degli autori del catalogo, Annacarla Valeriano e Costantino Di Sante, «nasce dalla volontà di restituire voce e umanità alle tante recluse che furono estromesse e marginalizzate dalla società dell’epoca. Durante il Ventennio si ampliarono i contorni che circoscrivevano i concetti di emarginazione e di devianza e i manicomi finirono con l’accentuare la loro dimensione di controllo e di repressione».
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