Dori Ghezzi a Pescara per i libri di De Andrè: «Qui ho cari ricordi»

La cantante è attesa domani per parlare della nuova collana su Fabrizio: «Con Elisabetta Sgarbi creiamo una memoria»
PESCARA. «Conosco il Fla, ma non avevo mai partecipato. In Abruzzo sono stata molte volte, a Pescara ci sono molti precedenti, sia per conto mio che con Fabrizio. Una città che conosco bene, a cui è legato un ricordo caro. A metà anni Settanta io e Fabrizio scoprimmo che in Abruzzo c’è una grande tradizione del rame e comprammo in un negozio pescarese tanti oggetti che ancora sono appesi nella cucina dell’Agnata, la tenuta sarda che in quel periodo stavamo preparando, il nostro buen retiro, agnata in gallurese significa angolo protetto».
Raggiunta telefonicamente, la cantante Dori Ghezzi racconta istanti abruzzesi condivisi con l’amato compagno Fabrizio De André, il più carismatico dei cantautori italiani. A Pescara è attesa domani sera, protagonista di un incontro del Fla-Festival di Libri e Altrecose ospitato dal Pescara Jazz. Si parlerà soprattutto dei volumi che hanno inaugurato ad aprile la collana "I libri di Fabrizio De André", della casa editrice di Elisabetta Sgarbi La nave di Teseo, “Accordi eretici”, a cura di Bruno Bigoni e Romano Giuffrida, e “Volammo davvero”, a cura di Elena Valdini, con nuova introduzione di Sandro Veronesi, pubblicati la prima volta rispettivamente nel 1997 e nel 2007 e ora riproposti con la Fondazione Fabrizio De André.
Signora Ghezzi, com’è nata l’idea di ripubblicare i due libri e farne l’inizio di una collana?
«In modo molto spontaneo. Con Elisabetta Sgarbi ci conosciamo da anni. Eravamo a colazione insieme a Milano e parlando ci siamo dette che non sarebbe stato male ripubblicare tutta l’editoria della Fondazione, per mettere insieme e ricollegare i pezzi e creare una memoria. Conservare e ripubblicare tutto per lasciarlo in catalogo. Che poi è lo spirito che anima La nave di Teseo».
Perché avete scelto di aprire la collana con “Accordi eretici” e “Volammo davvero”?
«I curatori di “Accordi eretici” Bigoni e Giuffrida avevano proposto di ripubblicarlo, perché questo libro ha un suo valore ma all’epoca non fu molto pubblicizzato. Meritava più attenzione, si tratta della prima monografia dedicata a Fabrizio, con i suoi appunti, i testi delle canzoni, i suoi pensieri. Un libro che Fabrizio ha potuto rileggere in bozza e ha vissuto in modo curioso e imbarazzato per tanta attenzione. Fu molto colpito dalla lettera del poeta Mario Luzi (“Lei è davvero uno chansonnier, vale a dire un artista della chanson. La sua poesia, poiché la sua poesia c’è, si manifesta nei modi del canto e non in altro; la sua musica, poiché la sua musica c’è, si accende e si espande nei ritmi della sua canzone e non altrimenti”) a cui rispose, risposta inserita nella nuova pubblicazione. “Volammo davvero” nel 2007 raccoglieva i tributi a Fabrizio, più di 70 testimonianze sui primi anni senza Fabrizio. Se “Accordi eretici” è più accademico, “Volammo davvero” è un’elaborazione, anche accorata, dell’assenza di Fabrizio, dell’uomo oltre che dell’autore».
Con quali titoli proseguirà la collana?
«Seguiremo un ordine cronologico, secondo le pubblicazioni già uscite, però con l’intenzione di alternare anche cose inedite».
Il film “Principe libero” nel 2018, il documentario “Il concerto ritrovato” nel 2020, la nuova collana editoriale, De André più vivo che mai. Ma che rapporto hanno con lui le nuove generazioni?
«Se c’è uno che può rappresentare le nostre generazioni e le nuovissime è proprio Fabrizio. I suoi temi sono universali e sempre attuali, i suoi sentimenti sono veri. Lui non è un osservatore, è un “servo pastore” che si mette nei panni degli altri».
Quali sue canzoni ama di più?
«Ce ne sono che tuttora mi commuovono, non perché le più belle ma perché mi prendono allo stomaco. “Tre madri” dall'album “La buona novella”, “Preghiera in gennaio” per Tenco, “D’ä mê riva" da “Crêuza de mä”, “Ho visto Nina volare” da “Anime sante”».
Tranne qualche incursione, lei ha smesso di cantare nel 1990 dopo essere diventata un’icona pop prima da solista, con pezzi come “Casatschok”, e poi in coppia con Wess col quale ha mietuto successi. Nostalgia?
«Ho cantato per 25 anni, poi ho detto: si può fare altro. Ma ho continuato ad amare la musica. Come solista forse non ho lasciato traccia, ma in duo con Wess è stata una cosa irripetibile, unica in Italia e nel mondo. Ovunque ci siamo presentati abbiano fatto bella figura, secondo posto a Sanremo ’76 con “Come stai, con chi sei?" (lei da sola con “Margherita non lo sa” si piazzerà terza nell’83, ndc), terzi nel ’75 con “Era” all’Eurovison, lo stesso anno vincitori a Canzonissima con “Un corpo e un’anima”, un evergreen ancora oggi notevole e molto ascoltato».