“E cambia passo il tempo”, i versi di Giancarli sull’Aquila

8 Dicembre 2014

L’AQUILA. Dopo il terremoto all'Aquila niente è stato più lo stesso, da allora il tempo è mutato, il tempo ha cambiato passo. Ritorna l'ineluttabilità della tragedia nella antologia, straziante...

L’AQUILA. Dopo il terremoto all'Aquila niente è stato più lo stesso, da allora il tempo è mutato, il tempo ha cambiato passo. Ritorna l'ineluttabilità della tragedia nella antologia, straziante nella sua verità di dolore e bellezza, di una delle più grandi poetesse aquilane e italiane, Anna Maria Giancarli, una silloge intitolata appunto "E cambia passo il tempo" (Robin edizioni, 10€), che sarà presentata all'Aquila nella sala consiliare del Comune domani, 9 dicembre alle ore 17.30, con intervento critico di Gabriele Lucci, musicale di Sabatino Servillo e artistico di Lea Contestabile.

La raccolta si apre con un brano in prosa, dove la poetessa si confessa evitando la frantumazione del verso, forse per offrirsi a una più aperta e spontanea dichiarazione. Vengono poi i versi, versi scritti col cuore, ma bisognerebbe dire col sangue. Poiché la tragedia ha inevitabilmente segnato l'autrice non solo nel mondo prioritario degli affetti e dell'esistenza quotidiana, ma di riflesso anche nella maniera di scrivere e di concepire la scrittura poetica. «Così mi avvolgo e balzo», scrive la Giancarli in "Fabulazione", «io nel tuo centro, e non mi stacco da te, e non mi stanco di te, ti rimango attaccata, come gomma incollata. Ma in un lampo irregolare la mia scrittura si frattura e dislessica appaio nel niente dell'esistente». Una poesia che cattura, dove la rievocazione delle sensazioni terribili della scossa si mischia con l'indignazione contro chi ha osato sfruttare il dolore altrui per fare mercato, e su questo argomento Anna Maria Giancarli non manca di denunciare il suo disappunto indignato. Eppure, nonostante le ripetute professioni di sconfitta della parola che accompagnano la silloge, la poesia della Giancarli sembra ancora offrire qualche spiraglio di fuga e di soluzione allo scempio. Il linguaggio poetico della Giancarli osa ancora saggiare la dimensione del sogno e della speranza, e forse in una forma che la scrittura d'avanguardia che l'aveva caratterizzata in passato non possedeva. Ora il suo verso, pur non rinunciando allo sperimentalismo e al virtuosismo delle omofonie, sembra recuperare la lezione tradizionale del sublime, e lo fa cantando il dolore per la città dell'Aquila.

Marco Tabellione

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