E Rocky scherza: sarò un gangster voglio fare come De Niro e Pacino

16 Settembre 2022

ROMA. «Ho deciso di interpretare un gangster, perché mi ero stufato che fossero sempre De Niro e Pacino a accaparrarsi questi ruoli... e io?». Così scherza Sylvester Stallone sul palco dell’evento...

ROMA. «Ho deciso di interpretare un gangster, perché mi ero stufato che fossero sempre De Niro e Pacino a accaparrarsi questi ruoli... e io?». Così scherza Sylvester Stallone sul palco dell’evento Paramount+ a Cinecittà, parlando della sua prima serie, “Tulsa King”, in arrivo sulla piattaforma Paramount.
L’attore si cala nei panni del capomafia newyorchese Dwight “The General” Manfredi, che dopo aver scontato 25 anni di carcere viene obbligato in malo modo a stabilirsi a Tulsa in Oklahoma. «Penso sia stato fantastico partecipare a una serie che va in streaming», spiega, «ma non ho mai lavorato così sodo, perché vai in profondità nel personaggio». Il suo ruolo è quello di «un gangster simpatico, molto dolce. Finisco in prigione per 25 anni per qualcosa che non ho commesso, ma nonostante questo sto zitto, non rivelo il vero colpevole. All’uscita mi aspetto una ricompensa e invece mi mandano via, in un posto chiamato le Badlands, in Oklahoma, dove si aspettano che muoia. Invece faccio amicizia con cowboy, grandi e piccoli, organizzo una nuova famiglia e ottengo più successo di quanto ne avessi prima». L’attore ha condiviso un aneddoto legato a un capolavoro: «Circa 50 anni fa, stavano preparando “Il Padrino” e io ero in fila per interpretare un piccolo ruolo, senza battute, una delle 500 comparse che partecipavano alla scena del matrimonio. Mi dissero che non sembravo abbastanza italiano... e ora eccomi qua, tornato da gangster». Stallone ha detto sì alla serie, perché lo showrunner Taylor Sheridan «è venuto con una storia fantastica. Ha preso un uomo che viene dall’est degli Usa e lo ha messo in mezzo ai cowboy. È qualcosa che molti abbiamo provato, dover ricominciare da zero». L’interprete di Rocky parla anche del suo amore per l’Italia: «Ho sempre pensato che avesse in sé un certo mistero e dramma e penso che gli italiani siano nati artisti, fanno tutto meglio di chiunque altro. Mi sento molto italiano e molto entusiasta perché credo nell’ottimismo».