Ecco “Alestalé”, l’album di Setak aveva fretta

13 Maggio 2021

Il cantautore pennese pubblica il nuovo disco con Locasciulli e Bosso: unisce il dialetto abruzzese a sonorità internazionali

PENNE. Sempre più “lingua” oltre che dialetto, l’idioma abruzzese sta imponendosi sempre più nella letteratura – e i due esempi più alti sono nell’uso magistrale che se ne è fatto nei romanzi premio Campiello “L’Arminuta” e “Vita morte e miracoli di Bonfiglio Liborio” – e anche nella musica, superando i confini della canzone tradizionale, come il Napoletano, il Siciliano... . E qui l’esempio più recente è Setak.
Il cantautore pennese pubblica oggi il suo nuovo album, “Alestalé”, e la “fretta” indicata dal titolo è una esortazione vivificante. Anticipato dai brani “Quanda sj ‘fforte” e “Coramare”, “Alestalé” unisce il dialetto abruzzese a sonorità internazionali, punto fermo del sodalizio creato tra Nicola Pomponi (il nome all’anagrafe di Setak) e Fabrizio Cesare, che cura la produzione artistica anche di questo nuovo lavoro come era stato per l’album d’esordio di Setak, “Blusanza”, uscito nel maggio 2019. Dodici brani scritti e composti da Setak e Cesare che ci riportano uno spaccato dei nostri giorni: ci sono cose che non si possono cambiare; “E indande pjove” e altri che invece hanno bisogno del nostro impegno per essere affrontati con forza, come in “Alestalé”. C’è la violenza, inutile e arrogante di “Quanda sj ‘fforte”, e il voler rifuggire da persone e comportamenti ambigui (“Ninn’è ‘cchjiù" e “Ma tu mó chj vvu’ da me”). Si canta dell’amore “Aspitte aspitte”, dell’amore del padre per il figlio appena nato (“Jù ‘nderre”), della complicità che passa attraverso gli sguardi in “Facile” e delle tradizioni che possono essere tramandate, come in “Lu juste arvè”, il brano cantato insieme al compaesano Mimmo Locasciulli. Ospiti dell’album anche Francesco Di Bella e la tromba di Fabrizio Bosso, che duettano con Setak in “Coramare”, per raccontare la condizione interiore di chi sopravvive ad un’esperienza drammatica. “Camillo” invece è un brano ibrido, mezzo in dialetto mezzo in italiano che parla della tendenza a trovare sempre un capro espiatorio che ci faccia scappare dalle nostre responsabilità soggettive. Ballate romantiche e intense che Setak riempie con la sua voce piena e riconoscibile, quasi sussurrata. «Alestalé è nato con lo stesso spirito di Blusanza», racconta il cantautore, «ma è più immediato, più muscolare, e per certi aspetti anche più politico. L’album prende il nome dal brano “Alestalé”, che in abruzzese vuol dire “in fretta”. In realtà», racconta, «il disco sarebbe dovuto uscire lo scorso maggio, a un solo anno di distanza da “Blusanza”, ma abbiamo deciso di soprassedere un attimo per capire che cosa stava succedendo. Nonostante il periodo disarmante che stiamo ancora vivendo, ho pensato che non avesse più senso aspettare. Non è facile vivere serenamente sapendo che hai un disco pronto da un anno nel cassetto: voglio farlo ascoltare, sperando di poterlo presto suonare sui palchi di tutta Italia».