Ecco “Frammenti urbani” Di Antonio ritrae Teramo sospesa tra ieri e oggi

All’Arca 27 scatti scelti tra i 112 dall’omonimo libro del fotoreporter: «Ho voluto quelli in cui la città è meno riconoscibile o lo è solo in parte»
TERAMO. «La fotografia non è fatta solo di immagini, ma anche di immaginazione», da parte di chi fa la foto e da parte di chi la guarda: Armando Di Antonio cita una frase dello scomparso fotografo Luigi Ghirri quasi come viatico alla sua nuova mostra “Teramo. Frammenti urbani”, a L’Arca – Laboratorio per le Arti contemporanee di Teramo dal 19 al 31 ottobre.
La personale del fotoreporter segue di un anno e mezzo la pubblicazione del bel volume omonimo, edito con la consueta cura dalla casa teramana Ricerche&Redazioni, che accompagnerà la mostra nella galleria civica di largo San Matteo. Nelle 120 pagine del libro-catalogo sono 112 le immagini scattate da Di Antonio in una città vuota di persone, in cui convivono bellezza e qualche bruttezza, tra segni e monumenti del passato remoto e incongruenze di un passato più recente, in un espressivo bianco e nero che esalta differenze e incongruenze tra segni di ieri e di oggi. Di quegli scatti l’autore ne ha scelto 27 per la mostra, «frutto di una selezione ragionata delle foto nel libro», spiega. «Ho impiegato tempo nella scelta e alla fine ho deciso per le foto meno descrittive, veri e propri frammenti urbani in cui la città è meno riconoscibile o lo è solo in parte». Sono le immagini che hanno stimolato di più la fantasia dell’autore, che hanno fatto riaffiorare sensazioni legate ad altre immagini, a film, quadri, musiche. «Le foto nel volume, scattate tra 2016 e 2020, rappresentano l’esito del mio sguardo sulla città e la sua trasformazione architettonica e urbanistica, un’esigenza personale cresciuta quasi inconsciamente», spiega Di Antonio.
«La figura umana è assente, o quasi, perché mi interessava riflettere sull’Urbs. Ai miei occhi l’evoluzione della città è avvenuta in modo disarmonico, senza continuità, senza un dialogo tra forme del passato e del presente. Ho posto in relazione gli elementi antichi e quelli attuali, non in modo sistematico e razionale ma istintivamente, seguendo la mia sensibilità. Ho fotografato cose che mi piacevano ma anche cose che non mi piacevano. Però alla fine anche il brutto, una volta trasformato in immagini, ha assunto una sua dignità. Ha avuto il sopravvento il mio legame con la città e ho visto il “bello” dove il “bello” non c’è». Nel libro il testo critico è firmato da Gabriele D’Autilia, docente di fotografia e cinema nell’ateneo teramano, presente ieri nel campus universitario alla conferenza stampa di presentazione della mostra insieme all’autore, al sindaco Gianguido D’Alberto e l’assessore alla cultura Andrea Core. «Non è il racconto celebrativo di una città. Armando accosta i bellissimi monumenti del passato a edifici e angoli più recenti che contrastano con quel passato, offrendo spunti di riflessione e ripensamento sugli aspetti più problematici», ha detto D’Autilia. «La capacità di Di Antonio di raccontare una città senza le persone offre una riflessione sui luoghi. Deserti». Storico fotoreporter di quotidiani, Armando Di Antonio ha iniziato a fotografare negli anni Settanta, attratto dalle possibilità creative della camera oscura. Negli anni Ottanta ha fondato il Gruppo Stimmung con Paolo Dell’Elce, Attilio Gavini, Dino Viani e la poetessa e storica dell’arte Rita Ciprelli.
Nel 1989 ha conosciuto Mario Giacomelli, maestro della fotografia contemporanea, che nel 1992 condivise il libro e la mostra itinerante “Metafore dell’assenza” con Stimmung. Al suo attivo personali e collettive e pubblicazioni. La mostra “Teramo. Frammenti urbani”, promossa dall’associazione culturale Art &, sarà inaugurata a L’Arca martedì 19 ottobre alle 18. Con Di Antonio interverranno il sindaco D’Alberto, l’assessore Core, la giornalista Dorotea Mazzetta e il professor D’Autilia. Ingresso gratuito.