Ecco “La Favorita” perfido triangolo tutto al femminile

24 Gennaio 2019

In sala “Se la strada potesse parlare”: i sogni della 19enne Tish nella Harlem negli anni ’70

Mentre è ancora in sala il magnifico “Maria, regina di Scozia” dell’esordiente Josie Rourke, ecco arrivare, carico di 10 nomination agli Oscar, “La Favorita”, ottavo titolo del talentoso e premiatissimo 45enne regista ateniese Yorgos Lanthimos (“Alps”, “The Lobster”, “Il sacrificio del cervo sacro”).
Entrambi film femministi su teste coronate femminili, sono legati dal filo rosso della casata Stuart, che inizia a regnare nel 1603 sui troni riuniti di Scozia e Inghilterra col figlio di Maria, Giacomo I, e termina con Anna, regina dal 1702 al 1714, protagonista del sontuoso film di Lanthimos. Dramma storico e commedia grottesca, La Favorita è un perfido triangolo femminile, tra seduzioni e macchinazioni, servito dalle straordinarie interpreti Olivia Colman (Coppa Volpi a Venezia e ogni altro premio, favorita alla statuetta per la migliore protagonista), Rachel Weisz, Emma Stone (candidate per la migliore non protagonista). Sovrana capricciosa, golosa, insicura e malata di gotta, Anna (Colman) si disinteressa della guerra tra Inghilterra e Francia, si trastulla nelle sue stanze attraversate da 17 coniglietti, uno per ogni figlio morto in grembo, e lascia le decisioni alla favorita Sarah Churchill, duchessa di Marlborough (Weisz), consigliera, amica e amante. Sarah, ava di Winston Churchill, manipola la regina e governa, finché non viene scalzata nelle grazie della sovrana dalla più giovane cugina povera Abigail Hill (Stone).
Unici maschi di un certo rilievo in una corte di cicisbei incipriati l'ambizioso politico Robert Harley (Nicholas Hoult) e Lord Marlborough (Mark Gatiss), marito di Sara, che guida l’esercito.
Saltando dalle crinoline ai guantoni da boxe ecco Creed II diretto da Steven Caple Jr. ma in tutto e per tutto opera di Sylvester Stallone/ Rocky Balboa, come i sette precedenti capitoli della saga iniziata nel 1976. Rocky è ancora allenatore del campione afroamericano Adonis Creed (Michael B. Jordan), figlio di Apollo, rivale e poi amico di Rocky. Adonis ha la corona mondiale dei pesi massimi e aspetta un figlio da Bianca (Tessa Thompson). Tutto sembra filare liscio, quando dal passato riemerge Ivan Drago (Dolph Lundgren), il colosso russo che sibilò all’americano Rocky «ti spiezzo in due» dopo aver ucciso sul ring Apollo. Ora il terribile Ivan è trainer del figlio Viktor (Florian Munteanu), prossimo avversario di Adonis.
Vincitore dell’Oscar con “Moonlight” nel 2017, Barry Jenkins traspone il romanzo “If Beale Street could talk” di James Baldwin, scritto dopo gli assassinii di Malcolm X e Martin Luther King. Il romantico Se la strada potesse parlare, ambientato ad Harlem negli anni Settanta, racconta i sogni della 19enne Tish (KiKi Layne) e del suo Fonny (Stephan James). Il ragazzo viene arrestato per uno stupro che non ha commesso, accusato da un poliziotto razzista. Tish, che da poco ha saputo di essere incinta, fa di tutto per scagionarlo, senza mai perdere la speranza, con forza d’animo e il sostegno della famiglia. L’Italia schiera la commedia Compromessi sposi di Francesco Miccichè, con Vincenzo Salemme sindaco del sud e Diego Abatantuono imprenditore del nord d’accordo su un’unica cosa: impedire le nozze tra i loro pargoli, la fashion blogger Ilenia (Grace Ambrose) e l’aspirante cantautore Riccardo (Lorenzo Zurzolo). Esce anche l’argentino Il mio capolavoro di Gastón Duprat: amicizia, complicità e rivalità tra il ricco e cinico gallerista Arturo (Guillermo Francella) e l’iracondo pittore in declino Renzo (Luis Brandoni), da rilanciare dopo il grande successo negli anni Ottanta.
Infine Jennifer Lopez, protagonista della commedia di Peter Segal Ricomincio da me: rivincita dell’impiegata 40enne Maya, sottopagata e scavalcata da un uomo quando finalmente si profila dopo 15 anni una promozione.
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