Ecco Luca Argentero: «Vi porto le mie storie di sport e strani eroi»

8 Settembre 2021

L’attore a Pescara con “È questa la vita che sognavo da bambino?” sulle vite straordinarie di Bonatti, Tomba e Luisin Malabrocca

PESCARA. Il “Re delle Alpi” Walter Bonatti, la storica maglia nera al Giro d’Italia Luisin Malabrocca, il campione senza tempo dello sci Alberto Tomba. Tre storie, differenti l’una dall’altra, di tre personaggi che hanno fatto sognare, tifare, ridere e commuovere più di una generazione. Tre sportivi accomunati da una caratteristica: l’essere diventati, ognuno a suo modo, degli eroi. Personaggi dalle vite straordinarie, raccontati sia dal punto di vista umano che sociale, con un occhio rivolto ai loro tempi.
A raccontarli sarà Luca Argentero, protagonista di “È questa la vita che sognavo da bambino?”, in programma sabato 11 settembre al Teatro D’Annunzio di Pescara alle 21.30. Lo spettacolo, targato Stefano Francioni Produzioni, andrà in scena nell’ambito di “Teatro al d’Annunzio”, la stagione teatrale dell’Ente Manifestazioni Pescaresi. È questa la vita che sognavo da bambino?, un atteso ritorno per il pubblico di Pescara, è uno spettacolo scritto da Gianni Corsi, Luca Argentero ed Edoardo Leo, che ne cura anche la regia; le musiche sono del compositore e musicista francavillese Davide Cavuti.
Che vita sognava Luca Argentero da bambino?
Non avevo un’idea chiara, ma anche nei miei sogni più rosei non era così divertente come è stata. Raccontando questi tre personaggi sono riuscito anche a parlare di me.
Quale delle storie portate sul palco la affascina di più?
È un ex aequo, impossibile sceglierne solo una. Sono tre personaggi a cui sono molto legato, a prescindere dallo spettacolo, in maniera diversa. La passione per Bonatti affonda le radici nella storia della mia famiglia. Il mio idolo è Alberto Tomba, che ho avuto anche la fortuna di conoscere.
Quali sono i punti di forza dello spettacolo e perché?
Sicuramente l’impostazione che ha dato Edoardo Leo, che ne ha curato anche la regia. Lo spettacolo si basa sul racconto e le persone ne vengono catturate. L’atmosfera che si crea è molto particolare, piacevole, divertente: è come sentire uno zio strano che racconta storie strane. Lo spettacolo È questa la vita che sognavo da bambino? è nato proprio raccontandosi delle storie, a cena. Raccontando le storie di questi sportivi. Edoardo mi ha detto che erano interessanti e che valeva la pena strutturarle meglio. Magari lo spettacolo, in futuro, diventerà una lunghissima saga, con grandi personaggi.
Lo spettacolo racconta storie di sport. Questo è stato un anno roseo per lo sport italiano. C’è un atleta che le piace particolarmente e di cui sarebbe bello raccontare la storia?
Ce ne sono tanti, veramente tantissimi. Lo sport è per definizione un percorso di riscatto per molte persone. Tra i numerosi, dico Zanardi, un grandissimo campione dalla vita straordinaria che spero si rimetta in sesto il prima possibile.
Com’è stato tornare sul palco dopo le chiusure legate alla pandemia?
È stato molto bello, in generale, tornare a teatro e al cinema, avere questa sensazione di nuova normalità. Il primo pensiero a fine spettacolo è stato proprio ringraziare le persone che sono tornate a teatro, che non è in cima alla lista delle priorità. Chi è venuto si è divertito ma ha ritrovato anche il gusto e il piacere di vedere uno spettacolo.