Ecco “Overland”, il film girato tra i cieli e le vette d’Abruzzo

3 Giugno 2021

Protagonisti quattro falconieri e la loro antica arte da salvare. Oggi anteprima  

TERAMO. Guardare la terra dall’alto con la libertà dello sguardo di un falco o di un’aquila, entrare in connessione con la natura. Quando si assiste alle evoluzioni in cielo dei rapaci del falconiere abruzzese Giovanni Granati e si ascoltano i suoi racconti si può provare a immaginare quella libertà e quelle sensazioni. È lo spirito del film “Overland” (2020, 105’) di Elisabeth Haviland James e Revere La Noue, che viene presentato oggi al 6° Ferrara Film Festival, in concorso per il Dragone d’oro. Granati, tra i tre protagonisti del film, sarà presente alla proiezione (alle 18.30) insieme ai registi, anche produttori dell’opera.
“Overland” è uno straordinario e lirico viaggio cinematografico realizzato nell’arco di 5 anni e attraverso 4 continenti per raccontare l’antica arte della falconeria, dichiarata dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità. Collegando l’antico al moderno, l’est all’ovest, la terra al cielo, il film segue in luoghi dalla bellezza mozzafiato tre falconieri, Giovanni, Lauren, Khalifa, che si impegnano a proteggere e tramandare l’antica tradizione e continuano a cercare il legame con il lato più misterioso e selvaggio della natura, anche per farlo comprendere. Personaggio noto in televisione e sui social, seguitissimo nelle sue passeggiate wild con lupi e falchi nella fortezza di Civitella del Tronto e a Rocca Calascio, Giovanni Granati è protagonista della parte italiana di “Overland”, girata tra l’Abruzzo, Roma, Città del Vaticano e la Puglia. Vi si racconta come Granati abbia lasciato la capitale dopo un’infanzia travagliata per scegliere una vita appartata nella campagna abruzzese coi suoi lupi, falchi, cavalli. Giovanni si dedica alla nuova vita dopo la folgorazione in Vaticano di un libro sulla falconeria di 800 anni fa, quando decide di riaccendere la nobile arte coltivata dall’imperatore del Sacro Romano Impero Federico II di Svevia, stupor mundi. Il lungometraggio ha altri due protagonisti. Lauren è una coraggiosa antropologa dell’Oklahoma che addestra le aquile ferite a volare di nuovo e a cacciare, mentre gira il mondo alla ricerca di segreti sulla falconeria; ma un’aquila confusa, segnata traumaticamente dall’esperienza con gli umani, la spinge sull’orlo del disastro. Invece, a Dubai, Khalifa si sta allenando per diventare il miglior “pilota” di falchi del mondo; per millenni i suoi antenati nomadi hanno cacciato coi falchi nel deserto e ora, con l’avanzare della cultura cittadina, Khalifa deve trovare un modo per impedire che la fragile cultura beduina svanisca. Mentre il film si svolge nelle terre selvagge del Midwest americano, dell’Italia, della Scozia, della Mongolia, dell’Azerbaigian, degli Emirati Arabi e del Sudafrica, gli epici viaggi di Lauren, Giovanni e Khalifa si intrecciano in una storia emozionante che chiede come rimanere connessi al nostro spirito naturale e primordiale anche quando la società moderna minaccia di cancellarlo.