Elio canta e recita Jannacci poeta del pensiero libertario

“Ci vuole orecchio” sarà sul palco del teatro Massimo di Pescara il 10 febbraio
PESCARA. Enzo Jannacci, il «poetastro» come si definiva, è stato il cantautore più eccentrico e personale della storia della canzone italiana, in grado di intrecciare temi e stili apparentemente inconciliabili: allegria e tristezza, tragedia e farsa, gioia e malinconia. E ogni volta il suo sguardo, poetico e bizzarro, è riuscito a spiazzare, a stupire: popolare e anticonformista contemporaneamente. Jannacci è anche l’artista che meglio di chiunque altro ha saputo raccontare la Milano delle periferie degli anni ‘60 e ‘70, trasfigurandola in una sorta di teatro dell’assurdo realissimo e toccante, dove agiscono miriadi di personaggi picareschi e borderline, ai confini del surreale. Un Buster Keaton della canzone, nato dalle parti di Lambrate, che verrà rivisitato, reinterpretato e “ricantato” da Elio.
Lo spettacolo “Ci vuole orecchio – Elio canta e recita Enzo Jannacci” sarà a Pescara, al teatro Massimo, il 10 febbraio 2022 portato da Alhena Entertainment. Sul palco, nella colorata scenografia disegnata da Giorgio Gallione, troveremo assieme a Elio 5 musicisti, i suoi stravaganti compagni di viaggio, un’insolita e bizzarra carovana sonora: Seby Burgio al pianoforte, Martino Malacrida alla batteria, Pietro Martinelli al basso e contrabbasso, Sophia Tomelleri al sassofono, Giulio Tullio al trombone. A loro il compito di accompagnare lo scoppiettante confronto tra due saltimbanchi della musica alle prese con un repertorio umano e musicale sconfinato e irripetibile, arricchito da scritti e pensieri di compagni di strada, reali o ideali, di “schizzo” Jannacci. Da Umberto Eco a Dario Fo, da Francesco Piccolo a Marco Presta, a Michele Serra. Uno spettacolo giocoso e profondo – perché «chi non ride non è una persona seria» – un po’ circo un po’ teatro canzone, dove una band di 5 musicisti, grazie agli arrangiamenti di Paolo Silvestri, permetterà a Elio, filosofo «assurdista» e performer eccentrico, di surfare sul repertorio dell’amato Jannacci, nume tutelare e padre putativo di quella parte della canzone d’autore che mai si è vergognata delle gioie della lingua e del pensiero o dello sberleffo libertario, e che considera il Comico, anche in musica, non un ingrediente ciecamente spensierato ma piuttosto un potente strumento dello spirito di negazione, del pensiero divergente che distrugge il vecchio e prepara al nuovo. «“Ci vuole orecchio” non è un omaggio», si legge nelle note di Elio, «ma una ricostruzione di quel suo mondo di nonsense, comico e struggente (…) È un viaggio dentro le epoche di Jannacci».