Elio canta e recita Jannacci poeta del pensiero libertario

13 Novembre 2021

“Ci vuole orecchio” sarà sul palco del teatro Massimo di Pescara il 10 febbraio 

PESCARA. Enzo Jannacci, il «poetastro» come si definiva, è stato il cantautore più eccentrico e personale della storia della canzone italiana, in grado di intrecciare temi e stili apparentemente inconciliabili: allegria e tristezza, tragedia e farsa, gioia e malinconia. E ogni volta il suo sguardo, poetico e bizzarro, è riuscito a spiazzare, a stupire: popolare e anticonformista contemporaneamente. Jannacci è anche l’artista che meglio di chiunque altro ha saputo raccontare la Milano delle periferie degli anni ‘60 e ‘70, trasfigurandola in una sorta di teatro dell’assurdo realissimo e toccante, dove agiscono miriadi di personaggi picareschi e borderline, ai confini del surreale. Un Buster Keaton della canzone, nato dalle parti di Lambrate, che verrà rivisitato, reinterpretato e “ricantato” da Elio.
Lo spettacolo “Ci vuole orecchio – Elio canta e recita Enzo Jannacci” sarà a Pescara, al teatro Massimo, il 10 febbraio 2022 portato da Alhena Entertainment. Sul palco, nella colorata scenografia disegnata da Giorgio Gallione, troveremo assieme a Elio 5 musicisti, i suoi stravaganti compagni di viaggio, un’insolita e bizzarra carovana sonora: Seby Burgio al pianoforte, Martino Malacrida alla batteria, Pietro Martinelli al basso e contrabbasso, Sophia Tomelleri al sassofono, Giulio Tullio al trombone. A loro il compito di accompagnare lo scoppiettante confronto tra due saltimbanchi della musica alle prese con un repertorio umano e musicale sconfinato e irripetibile, arricchito da scritti e pensieri di compagni di strada, reali o ideali, di “schizzo” Jannacci. Da Umberto Eco a Dario Fo, da Francesco Piccolo a Marco Presta, a Michele Serra. Uno spettacolo giocoso e profondo – perché «chi non ride non è una persona seria» – un po’ circo un po’ teatro canzone, dove una band di 5 musicisti, grazie agli arrangiamenti di Paolo Silvestri, permetterà a Elio, filosofo «assurdista» e performer eccentrico, di surfare sul repertorio dell’amato Jannacci, nume tutelare e padre putativo di quella parte della canzone d’autore che mai si è vergognata delle gioie della lingua e del pensiero o dello sberleffo libertario, e che considera il Comico, anche in musica, non un ingrediente ciecamente spensierato ma piuttosto un potente strumento dello spirito di negazione, del pensiero divergente che distrugge il vecchio e prepara al nuovo. «“Ci vuole orecchio” non è un omaggio», si legge nelle note di Elio, «ma una ricostruzione di quel suo mondo di nonsense, comico e struggente (…) È un viaggio dentro le epoche di Jannacci».