Elisabetta Villaggio al Fla: «Il lascito di mio padre? Mi ha insegnato la felicità»

18 Novembre 2021

Stasera alle 21 all’Auditorium Petruzzi la figlia del grande Paolo parla del suo libro “Fantozzi dietro le quinte”, tra pubblico e privato

PESCARA . La vita privata e il dietro le quinte del ragioniere più famoso d’Italia rivivono in Fantozzi dietro le quinte. Oltre la maschera la vita (vera) di Paolo Villaggio, il libro che Elisabetta Villaggio ha dedicato al padre Paolo, l’attore genovese venuto a mancare nel 2017. Il volume, fresco d’uscita per Baldini+Castoldi, viene presentato stasera alle 21 all’auditorium Petruzzi di via delle Caserme a Pescara, nell’ambito dell’edizione 2021 del Fla.
È la stessa Elisabetta Villaggio a raccontare stasera di questo memoir privato e allo stesso tempo racconto corale, fatta di testimonianze inedite sul personaggio più memorabile interpretato dal padre. Fantozzi dietro le quinte è un libro nato da solo, quasi all’improvviso: «Tutto è partito un giorno quando ho buttato giù le prime tre pagine», racconta Elisabetta Villaggio, «perché tanta gente mi chiedeva aneddoti, scene, episodi della vita e della carriera di mio padre. Allora ho deciso che volevo lasciare qualcosa di lui, ricordando ad esempio di scene difficili da girare o delle location dei film. Ho iniziato perciò a intervistare le persone che hanno lavorato con lui, dagli attori famosi ai registi, fino a chi era dietro le quinte. E così ho scoperto tante cose che non sapevo neanch’io».
Questa storia di Fantozzi visto dall’altro lato della cinepresa è un po’ figlia del Covid, perché è stata in gran parte scritta nel periodo della prima quarantena: «L’idea mi è venuta a fine gennaio 2020, quando la pandemia era ancora una cosa ancora essenzialmente cinese», dice l’autrice, «ho fatto solo le prime due interviste dal vivo, poi le altre tutte al telefono». Oltre alle testimonianze dirette, per ricostruire il Fantozzi nascosto, la Villaggio ha utilizzato anche alcuni audio amatoriali inediti. Ed è venuto così fuori il libro «che per primo ha letto mio figlio», come riferisce l’autrice, e che ripercorre la vita di Villaggio dagli esordi negli anni della gioventù al Leone d’oro, passando per gli incontri, le collaborazioni e le amicizie con altri “mostri sacri” del cinema italiano come Vittorio Gassman, Federico Fellini e Ugo Tognazzi.
Fantozzi ha rappresentato il volto più noto, quasi quello ufficiale, di un attore che non è stato solo un attore comico. Ma neanche solo un attore, visto che Villaggio è stato anche autore e scrittore. Lo stesso Fantozzi, nasce come romanzo. Villaggio ha inoltre scritto canzoni per Fabrizio De André, amico di vecchia data. Per dare l’idea della sua caratura culturale basti poi ricordare che il poeta russo Evegnij Evtushenko ha citato Villaggio come l’unico autore italiano riconducibile a Gogol. Villaggio sembra perciò quasi un personaggio agli antipodi del Fantozzi con cui lo identifica il grande pubblico. Qualcosa in comune però Paolo Villaggio e Ugo Fantozzi l’avevano: «Tutti e due erano un po’ buffi», sottolinea la figlia dell’attore, «erano poco manuali ad esempio. Però dall’altro lato entrambi erano molto tenaci: Fantozzi, nonostante venisse costantemente deriso e preso in giro, andava avanti per la sua strada, era una persona determinata».
Il celebre ragioniere ha spesso costretto Villaggio ad essere relegato a torto in una categoria cinematografica minore, come ricorda la figlia: «Fin dall’inizio le pellicole e il personaggio sono stati amatissimi dal pubblico, ma non dalla critica, che ha relegato Fantozzi tra i film di secondo piano e ha considerato lui quasi come un attore di serie B. Questa cosa un po’ lo infastidiva. Ma poi sono arrivati anche i riconoscimenti della cinematografia mondiale: diciamo che è stato, tra virgolette, “riabilitato”».
La conclusione del dietro le quinte di Elisabetta Villaggio è molto personale e intimista, e nell’epilogo che chiude il racconto l’autrice si congeda confidando: «È una vita», scrive, «che mi chiedono cosa sia la cosa più importante che mi abbia insegnato mio padre. Non sono mai stata capace di rispondere a questa domanda. Scrivendo queste pagine l’ho finalmente capito. Ci ho pensato a lungo e poi di colpo mi è venuto in mente: la felicità».
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