Emozioni digitali nella tavolozza iPad di Manolita D’Antino

PESCARA. Davvero digitale, realmente digitale. Tra l'interrogativo e l 'affermativo, è stata questa la reazione di qualcuno che, vedendo per la prima volta i lavori compiuti di Manolita D’Antino, ha...
PESCARA. Davvero digitale, realmente digitale. Tra l'interrogativo e l 'affermativo, è stata questa la reazione di qualcuno che, vedendo per la prima volta i lavori compiuti di Manolita D’Antino, ha involontariamente suggerito il titolo della sua prima personale, da Manzo a Pescara (oggi alle 19 l’inaugurazione in via Galilei 42). Quello che poteva apparire, mostrandosi forse prevenuti, una ricerca fin troppo programmata, abusata, immediata, si è saputa invece esprimere - col tempo e con quel “battere in levare"” che ogni ricerca artistica impone - sinceramente piena di emotività, originalità , capacità evolutiva, forza comunicativa. Perché il lavoro creativo di Manolita ha buone basi, basi di esperienza professionale e di sensibilità culturale che fondano il retroterra di questa artista e accompagnano il suo sguardo tra le realtà che richiama nelle opere.
Il mondo digitale ha fatto sempre parte della sua professione di poligrafico, così negli anni e con le rapide trasformazioni dei mezzi, è diventato sempre più familiare e naturale l'impiego pressoché esclusivo della tecnologia digitale nei suoi lavori creativi. Grafica pubblicitaria e illustratrice, Manolita ha lavorato per testate e pubblicazioni, il disegno lo porta dentro dagli anni dell'istituto d'arte. Ama lo scenico romanticismo di Friedrich, la profondità paesaggista di Corot, l'inquieto lirismo di Marcus Larson, la pittura di denuncia di Teofilo Patini, l'emotivo realismo di Norman Rockwell, l'infallibile Escher e l'indimenticabile Mitoraj. A lavoro poi ha sempre avuto a che fare con il figurativo. Eppure ha voluto, corteggiando e litigando con il suo iPad, quel tablet che è divenuta la sua poliedrica e difficoltosa tavolozza, vivere un superamento in chiave non formale della sua ricerca. «Questo cambiamento di visioni è strisciato fuori pian piano nel corso degli anni, quando giungeva a definizione il filo rosso del mio percorso creativo. Quel che creavo rimaneva in sospeso perché, lavorando fortemente con il figurativo, non gli davo una connotazione vera e propria, a volte creavo inconsapevolmente dei frame che poi per la loro particolarità non erano utilizzabili in campo grafico, seguivo il mio istinto, non la logica ».
È la stessa Manolita a raccontarsi e raccontarci la consapevolezza della nuova strada. Imboccata quando ormai la confidenza con gli aspetti dell'elaborazione digitale era cresciuta in maniera esponenziale. Una vena nascosta che le possibilità del suo tablet hanno fatto riscoprire ed esplodere in lei in modo prepotente, anche se il passo per arrivare dall'espressività all'espressione artistica non è mai breve né semplice, ed infatti, a darle ragione, è stato proprio un ripensamento concettuale del figurativo, da astrarre per una nuova chiave di realt à . «Il mio lavoro nasce distorcendo il reale nelle foto o nei disegni, cambiandone la natura e il colore, catturando quello che mi interessa o colpisce, creando frame e frattali dipinti a mano e disegnandoci sopra. Intervenendo sulla fusione di questi layout si arriva all'opera. Tutto può partire anche da uno spunto, un particolare o un colore di ciò che vive intorno a me. Non ho vincoli, posso vedere uno spazio immenso davanti ed è fantastico».
Come spiega l'artista, convivono, legate a doppio filo, tecnica e tecnologia nel suo background e nella sua attività che dal disegno a mano libera di mìmesis del reale è approdata all'elaborazione digitale su tablet di mìmesis dell'immaginario, il suo. Manolita D’Antino (maturità artistica al Misticoni di Pescara), durante l'apprendistato ha realizzato illustrazioni e fumetti per il mercato francese e italiano. Premiata al XIV Fancon di Courmayer (1990) e all'Italcon di San Marino (1933), l'anno dopo ha esposto le sue illustrazioni con Karel Thole, maestro delle copertine della serie Urania.
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