Ermal Meta: a Pescara canto la fortuna, l’amore, i vent’anni

17 Agosto 2024

Il cantautore domani allo Zoo Music Fest al porto turistico Marina di Pescara «Con la nascita di mia figlia tutto è cambiato e sono così contento che sia così»

PESCARA. «La mia vita è cambiata tanto, un figlio cambia tantissime cose. Ma sono contento che sia così». È una dedica speciale a sua figlia Fortuna, nata a giugno, ma anche un concept sulla ricerca della propria fortuna, il nuovo album di Ermal Meta, al centro del suo nuovo live. Cuore pulsante del concerto, che il cantautore porterà domani al porto turistico Marina di Pescara nell’ambito dello Zoo Music Fest (inizio ore 21), saranno infatti i brani contenuti nel disco “Buona Fortuna”, pubblicato lo scorso maggio da Columbia Records e Sony Music Italia.
Meta cosa rappresenta per lei la fortuna?
Il viaggio della propria esistenza, la costruzione del proprio destino, che non è una cosa che ha a che fare con il caso. Il caso è fortuito, la fortuna è la costruzione della tua strada, del tuo percorso.
Il brano “La strada la decido io” esprime proprio il concetto dell’uomo artefice del proprio destino. In un mondo come quello di oggi, però, non è semplice non farsi travolgere…
È molto difficile, ma è importante farsi travolgere con il proprio stile. “La strada la decido io” si rivolge a tutti coloro che subiscono il pensiero altrui; chiunque è sempre pronto a darti un parere e a dirti quello che devi fare e come è meglio farlo, mentre penso che ognuno sappia bene cosa è meglio per se stesso: lo senti istintivamente, lo senti nello stomaco; la strada giusta da intraprendere la senti dentro di te.
Ha definito “Buona Fortuna” un disco di memorie. Ha dichiarato che queste canzoni saranno un modo per sua figlia di conoscere com’era il mondo attraverso i suoi occhi mentre la aspettava. Com’era questo suo mondo?
Mi sono sentito subito innamorato, in maniera molto diversa rispetto a quello che pensavo che fosse l’amore. Avevo già iniziato a lavorare all’album, ma nel momento in cui ho scoperto che sarei diventato papà ho rimescolato un po’ di carte. Mi sono detto: “Aspetta un attimo! Non puoi continuare a fare lo stesso tipo di lavoro perché ora è tutto diverso, tu sei diverso”. Mi sono guardato allo specchio e ho riconsiderato tutto. Ogni canzone è stata guardata sotto questa luce.
Il disco affronta anche altre tematiche, come il ricordo di lei a vent’anni con il brano “Dance with you”, in cui canta: “Non è la paura di fallire o di deludere i tuoi genitori. È che nessuno ti perdona gli errori. Ma è così che si fa bene la vita, così si scopre l’America”. Lei quando ha scoperto la sua America?
L’ho scoperta con la musica, la musica mi ha dato uno scopo e una visione sul futuro. Mi ha aiutato a non sprecare energie, ma a investirle insieme a quella che ho definito la “furia dei vent’anni”, a incanalarle nel modo giusto. I più la perdono sparpagliandola, i vent’anni sono complicati, confusi. Questa canzone racconta che nonostante tutto a vent’anni ti basta solo ballare con lei e tutto passa, poi scopri che non è così, perché passano quei vent’anni e tu devi esserti costruito una strada su cui camminare.
Nel disco ci sono grande attenzione al suono e ampia varietà di suoni, molto ricercati. Riferendosi ai brani, ha parlato di temperature diverse…
Ogni suono ha una sua temperatura, un suo colore, perché ha uno spettro, e a quel colore corrisponde la temperatura. La musica si trova in molte più cose di quello che pensiamo. “Mediterraneo”, ad esempio, ha una temperatura di quasi 28 gradi, quella canzone è un mix tra l’arancione scuro e un po’ di azzurro tenue.
“Mediterraneo” è stato presentato in anteprima al concertone del Primo Maggio, che quest’anno ha co-condotto. Com’è stata quell’esperienza?
Bellissima, veramente unica nel suo genere. Sono capitate un sacco di cose che erano imprevedibili e sono irripetibili. Un’esperienza molto formativa: mi ha insegnato tanto, anche la gestione degli imprevisti. La rifarei volentieri.
Come sono nate le collaborazioni con Jake La Furia (“Male più non fare”) e Levante (“Io e te”)?
Da una richiesta specifica da parte delle canzoni, che a volte ti richiedono non delle cose ma delle persone, altre voci. Mi sono reso conto che quelle canzoni non avevano bisogno di altri arrangiamenti, ma di un’altra anima. Sono molto felice di entrambe le collaborazioni, perché mi hanno dato un qualcosa di unico.
La copertina di “Buona Fortuna” si ispira al romanzo di Melville “Moby Dick”, perché?
La ricerca della balena bianca è sempre legata al discorso della fortuna. In copertina, alla balena si legano 12 fili, che rappresentano le 12 canzoni nell'album. Ci si chiede: è la balena che se li tira dietro o sono quei simboli che tengono la balena in alto? Sono i sogni a realizzare qualcosa di impossibile o è qualcosa di impossibile che ti fa sognare?