Eroi di Brangelina e l’Italiano medio di Maccio Capatonda

29 Gennaio 2015

TERAMO. Sarà sfida in famiglia al botteghino tra Angelina Jolie, regista di “Unbroken”, e il marito Brad Pitt, protagonista di “Fury”, film diretto da David Ayer. Due lungometraggi di guerra,...

TERAMO. Sarà sfida in famiglia al botteghino tra Angelina Jolie, regista di “Unbroken”, e il marito Brad Pitt, protagonista di “Fury”, film diretto da David Ayer. Due lungometraggi di guerra, ambientati durante il secondo conflitto mondiale, che raccontano storie di eroismo, coraggio e dolore molto differenti.

“Fury” è un classico film di guerra alla vecchia maniera, incentrato sulla missione suicida di un manipolo di uomini lanciati contro il nemico. Non una “sporca dozzina” ma un quartetto di soldati americani guidati da un veterano, il grintoso sergente Collier soprannominato Wardaddy (Pitt). È la primavera del 1945, gli Alleati stanno sferrando l'offensiva finale contro il fronte tedesco e i cinque uomini (oltre a Pitt, Shia LaBeouf, Logan Lerman, Michael Peña, Jon Bernthal) a bordo di un carro armato Sherman dovranno spingersi oltre le linee nemiche.

L'epica storia vera dell'eroe di guerra italoamericano Louis Zamperini, un invictus sopravvissuto a una dolorosa odissea, viene raccontata da Angelina Jolie nel suo secondo film da regista “Unbroken”, scritto dai fratelli Coen. A 19 anni finalista nella gara del mezzofondo ai Giochi di Berlino, Zamperini andò in guerra allo scoppio del conflitto. Nell'aprile del 1943 il suo aereo cadde nell'oceano e lui e due compagni riuscirono a sopravvivere per 47 giorni su una zattera alla deriva nel Pacifico prima della cattura da parte della marina giapponese. Internato per due anni in un campo di prigionia, Louis resistette a stenti e torture. Al 24enne Jack O'Connell la regista ha affidato il ruolo di Zamperini, che non ha potuto vedere il film finito (è morto a luglio, a 97 anni). Con “Unbroken” Angelina Jolie va a fare compagnia a Kathryn Ann Bigelow, finora sola donna a misurarsi col genere war movie (“The Hurt Locker”, Oscar 2010, e “Zero Dark Thirty”).

Passando dal film bellico alla commedia ecco il divertente “Italiano medio”, esordio nel lungometraggio dell'autore-attore comico Marcello Macchia, abruzzese di Chieti, meglio noto come Maccio Capatonda, esilarante personaggio lanciato prima sul web e poi in tv. Maccio e la sua corte dei miracoli animano questo “Italiano medio” di cui Capatonda firma anche la regia. Protagonista tale Giulio Verme (nomen omen), ambientalista fervente ma inconcludente, depresso dopo il fallimento delle proprie battaglie, incapace ormai di relazionarsi con il prossimo. Tutto sembra perduto, finché un vecchio e inviso compagno di scuola gli propone il rimedio definitivo: una pillola che gli farà usare solo il 2 per cento del cervello, spingendolo a pensare solo a se stesso e alle donne. Da italiano medio, insomma.

Da vedere, se qualche sala lo proietterà, “Turner” di Mike Leigh, biopic di classe dedicato al grande paesaggista inglese dell'Ottocento William Turner, impersonato con bravura da Thimoty Spall, premiato come migliore attore a Cannes.

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